Intervista a Bruno Tognolini (ultima parte)

Ultima tranche dell’intervista a Bruno Tognolini che si è reso disponibile ad effettuarla. Cosa significa per uno scrittore ricevere il Premio Andersen? Significa un grande onore, conforto e gratitudine, perché si dice sia come l’Oscar dei premi letterari per ragazzi. Un riconoscimento che è anche riconoscenza, perché tanti tanti anni di ostinazione e pazienza sono stati riconosciuti.Ma significa anche prudenza, senno e occhi aperti. Io il “miglior scrittore” perché ho vinto il Premio Andersen? Posso crederci solo se non mi dimentico che Roberto Piumini, Silvana Gandolfi, Silvana De Mari, non lo hanno mai vinto. Avete mai letto i loro libri?

Ultima tranche dell’intervista a Bruno Tognolini che si è reso disponibile ad effettuarla.

Cosa significa per uno scrittore ricevere il Premio Andersen?

Significa un grande onore, conforto e gratitudine, perché si dice sia come l’Oscar dei premi letterari per ragazzi. Un riconoscimento che è anche riconoscenza, perché tanti tanti anni di ostinazione e pazienza sono stati riconosciuti.Ma significa anche prudenza, senno e occhi aperti. Io il “miglior scrittore” perché ho vinto il Premio Andersen? Posso crederci solo se non mi dimentico che Roberto Piumini, Silvana Gandolfi, Silvana De Mari, non lo hanno mai vinto. Avete mai letto i loro libri? Sono davvero i Premi Andersen i “migliori scrittori”?


Quali sono i progetti futuri di Bruno Tognolini?

Scrivere ancora rime e ancora storie. Ancora una storia lunga e avventurosa e in prosa come LUNAMOONDA, e poi una breve e fulminante e in rima come MAREMÈ – per dire solo gli ultimi due libri.  E perché scrivere ancora con questi due piedi? Per due motivi, che sono anch’essi due piedi che vanno: per me e per gli altri.

Per gli altri: perché le poesie di altri poeti, le poesie e le canzone dei grandi, di Borges, di Eliot, di De Andrè, mi sono state d’aiuto nella vita, e ciò che si è ricevuto occorre renderlo, in qualche modo; perché come cantava De Andrè “se la gente sa, e la gente lo sa, che sai suonare, suonare ti tocca per tutta la vita, e ti piace lasciarti ascoltare”; perché questo è il mio mestiere, quello che ho imparato a fare, la cosa che so fare meglio, ed è mio dovere di fronte agli altri farla.

E poi per me: scriverò altre storie e altre rime finché crederò che questi due piedi servano per portarmi dove voglio andare. E cioè dove? Non lo so, lo capirò quando sarò lì.

All’interno del Blog Bambini e Genitori, vi è uno scrittore emergente di filastrocche… che nella vita si occupa di tutt’altro. Si metta per un attimo i panni di un  critico… cosa ne pensa?

Non posso mettermi nei panni di un critico, perché sono uno scrittore. Gli scrittori sono i critici peggiori perché apprezzano solo ciò che scrivono loro e – attenzione! – e quelli più bravi di loro.
Proprio in questo sta il segreto: saper leggere e saper sentire ciò che scrivono quelli più bravi di te, e saper fare il confronto… Dopo anni che ricevevo raccolte di filastrocche di “esordienti”, da leggere e con la richiesta di “giudizi” (e spesso purtroppo erano cose scoraggianti), ho finalmente trovato cosa dire.

Sembra un consiglio un po’ vile, a dire il vero, che rilancia la palla al mittente, ma è il solo in cui credo. Dice così: un buon scrittore (e un buon rimatore rientra in questa categoria) è tale se è ancora miglior lettore: se è più bravo a leggere che a scrivere (non l’ho detto io, ma non ricordo chi).

Se è in grado di leggere le opere degli altri, dei poeti piccoli e grandi, valutarne e goderle. E poi leggere le sue proprie, confrontarle, e rispondere da sé alla domanda: quanto valgono le mie opere? Se si scoraggerà sarà buon segno: è sensibile alla bellezza, anche se forse non ancora del tutto capace di produrla.

Se non nota particolari differenze perché tanto “tutto fa rima”, be’… in tal caso io dovrò fermarmi qui, non posso aiutarlo oltre. Le rime e le filastrocche, nelle scuole, online, fra genitori, e anche purtroppo negli scaffali delle librerie, son davvero tante: c’è posto per tutti.



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