Intervista a Bruno Tognolini (seconda parte)

Ci occupiamo sempre della lunga intervista che abbiamo effettuato a Bruno Tognolini, famoso scrittore di libri per bambini. Oggi vi proponiamo la seconda parte. A cosa o a chi si ispira quando scrive? A tutto. A quello che leggo, che vedo, che sogno che ricordo, che immagino, che mi raccontano… Ai film, ai libri, ai fumetti, agli spettacoli teatrali… Però non so dire da dove esattamente arrivino le singole idee. È come mangiare e nutrirsi per crescere: un bambino mangia bistecche e verdure e dolci, ma non può dire, per esempio: “Ecco, questo millimetro di gamba che mi è cresciuto

Ci occupiamo sempre della lunga intervista che abbiamo effettuato a Bruno Tognolini, famoso scrittore di libri per bambini. Oggi vi proponiamo la seconda parte.

A cosa o a chi si ispira quando scrive?

A tutto. A quello che leggo, che vedo, che sogno che ricordo, che immagino, che mi raccontano… Ai film, ai libri, ai fumetti, agli spettacoli teatrali… Però non so dire da dove esattamente arrivino le singole idee. È come mangiare e nutrirsi per crescere: un bambino mangia bistecche e verdure e dolci, ma non può dire,

per esempio: “Ecco, questo millimetro di gamba che mi è cresciuto stanotte viene dalla pasta col pesto di ieri”.. Lui mangia, tutto si mescola in lui e nella segreta notte che ci fa crescere diventa lui. Un lui più grande. La scrittura è la stessa cosa. Ma lo dice meglio una filastrocca, scritta per una vecchia puntata di Melevisione.

FILASTROCCA DELLO SCRITTORE

Marcia scrittore, vai cavaliere
Prendi la penna e fai il tuo dovere
Tocca con mano, corri coi piedi
Vai nella notte e di’ quello che vedi
Tieni pulite le tue parole
Da nomi stupidi e verbi cattivi
Guarda la luna, poi guarda il sole
Poi chiudi gli occhi e scrivi

Qual è il momento della giornata in cui preferisce scrivere?

La mattina. E le prime ore della mattina. Ma ci sono state certe storie magiche e forti che si lasciavano sciogliere e fluivano più serene nel buio della sera, in certe sere precoci d’inverno. E altre volte, altre storie forti e fiorite, o forse le stesse, trovavano più facile frusciare come ruscelli le mattine d’estate, seduto su una sedia pieghevole e col computer portatile sulle ginocchia, all’ombra di un canneto sui colli bolognesi, poco sopra casa mia.

Molte altre storie, invece, corrono in treno, negli Eurostar che corrono a 250 chilometri all’ora, con l’Adriatico che corre con la sua interminabile costiera nel cinema del finestrino. Insomma, tante ore e tanti posti diversi: una sola la mano che scrive.

Da bambino leggeva le filastrocche? Qual’era il suo sogno? Quando le chiedevano “Che cosa vorresti fare da grande?”, cosa rispondeva?

No, non leggevo filastrocche. Non ce n’erano da leggere. Da leggere allora, poco meno di cinquanta anni fa, c’erano libri di avventure favolose nell’Asia delle tigri e nella Malesia dei pirati, e io leggevo quelli: i libri di Emilio Salgari.

Le filastrocche non le leggevo: le sentivo e imparavo e dicevo per scandire o far partire i giochi che coi miei amici bambini facevo per la strada: le conte per vedere chi esce, le filastrocche per tirare fuori in sincronia le dita nel “pari o dispari”, o per partire di corsa a scappare nel gioco dell’acchiapparsi, e altre ancora. Filastrocche che servivano per qualcosa. “Utili”..

Molti anni dopo, pochi anni fa, ho imparato dallo scrittore Maurizio Maggiani che ciò che vale la pena di fare e conservare nel mondo è l’Utile Bellezza, cose Utili e Belle. Ora cerco di fare filastrocche così.
Le tre cose che ricordo di aver detto di voler fare da grande, quando ero bambino, erano “L’Esploratore” (quello che arriva per primo al Polo e alle sorgenti del Nilo), “il Pensatore” (non credo di aver mai avuto idea di cosa significasse, ma lo dicevo), e “il Medico” (più tardi, e più che altro per fare contenti i grandi). Forse facendo lo scrittore di rime e storie faccio un po’ tutte e tre queste cose.



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