Giochi e giocattoli per bambini

Non solo bambole, bamboline e bambolotti: i giochi per bambini sono una categoria che offre una scelta davvero ampia, a volte anche troppo ampia e scegliere il gioco adatto può diventare un’impresa. Questa guida aiuta i genitori ad orientarsi nel vasto mare dei giocattoli per bambini, per effettuare una scelta consapevole… ma soprattutto economicamente equa e vantaggiosa, stando attenti a non cadere nella trappola dei prodotti made in Cina a basso costo, che rappresentano un reale pericolo per i nostri piccoli.

Giochi e giocattoli per bambini

Storia dei giocattoli

I giocattoli non sono nati con la società moderna. Niente affatto. Il mondo antico ha lasciato numerose testimonianze dei balocchi utilizzati dai bambini per il gioco.

Nessuna civiltà si è sottratta alle pratiche ludiche dei più piccoli e grazie alle testimonianze letterarie e ai reperti archeologiche, si è appreso non senza meraviglia che i passatempi dei bambini sumeri, ad esempio, non differivano poi molto da quelli dei bambini del terzo millennio.

E’ datato quattro secoli a.c. il sempreverde gioco dei birilli: sempreverde, perché nonostante sia stato surclassato da giochi più articolati, più tecnologici, più appetibili dal punto di vista pubblicitario, rimane comunque un classico, uno di quei passatempo alla base dell’attività ricreativa dei minori…ed è così da tempo immemorabile.

Altri giochi ‘celebri’ hanno trovato i natali nel passato remoto, come la moscacieca e il nascondino e, scivolando in contesto ‘femminile’, la bambola. La prima compare in Egitto nel 2000 a.c., è fatta di legno, di avorio oppure di terracotta e rappresenta per le donne l’infanzia, dalla quale poi si esce simbolicamente proprio attraverso il gesto di offrirla in dono alle divinità.

Presso i popoli antichi i primi giocattoli venivano regalati in precise occasioni: in Grecia durante le feste religiose delle Antesterie, mentre a Roma durante i Saturnali e subito dopo la nascita, quando secondo le usanze veniva scelto il nome del neonato.

Nel corso della vita del bambino, il dono dei giochi era legato a precisi momenti, un po’ come accade oggi, quali un risultato scolastico, una vittoria sportiva, un periodo di malattia. Ed il giocattolo come simbolo dell’infanzia era tenuto in tale considerazione che anche illustri personaggi si dedicarono a crearne di nuovi: è il caso del matematico Archita, al cui estro si devono gli attuali sonaglini, all’epoca chiamati ‘crepitacula’.

L’attenzione per i giochi dei piccoli era motivata anche dal riconoscimento degli stessi quali strumenti di socializzazione, veicoli relazionali attraverso i quali delineare i differenti ruoli di maschietti e femminucce: agli uni i soldatini e i carretti per la guerra, alle altre le bambole e gli utensili per la cucina. Circoscritti e ben delineati i giochi in comune, quelli da svolgere senza divisioni, come la trottola e la imperitura palla, in assoluto uno dei giochi più praticati dai bambini di tutte le epoche e tutte le età.

Fino al Medioevo lo stato delle cose era questo, e nei secoli bui la situazione si perpetuò sostanzialmente allo stesso modo, promuovendo anzi una maggiore inventiva da parte dei bambini per via della minore disponibilità di risorse destinate al gioco. Nei secoli bui erano i piccoli ad industriarsi con mazze di legno, biglie, palle di vario materiale, e le stesse bambole non erano più gli oggetti raffinati di un tempo, perché realizzate con materiali di fortuna.

In seguito, nel Rinascimento, la produzione di giocattoli conosce una specializzazione, motivata dalle nuove abilità tecniche e dal lavoro artigiano: iniziano a comparire i mulini a vento, i forni e in generale dettagli e rifiniture in tutti i giocattoli proposti.

Nel 1400 in Germania vedono la luce le prime fabbriche di bambole e soltanto un secolo dopo in Olanda la fabbricazione del legno si applica proprio alla produzione di bambole, con risultati pregiati che si estendono in breve alla creazione di oggettini ‘di contorno’, quali corredi e stoviglie. E’ in questo periodo che si afferma la concezione della valenza educativa dei giochi infantili, del valore didattico e istruttivo del gioco nell’infanzia, per la formazione della identità e della coscienza di ruolo.

La filosofia imperante nei secoli successivi relativamente al giocattolo è ben espressa dalle definizioni di alcuni importanti filosofi, scrittori e pedagoghi del tempo, a partire da Montaigne -“Bisogna giudicare i giochi dei bambini come le loro azioni più serie”- fino ad arrivare a Locke -“Ogni cosa che i bambini fanno in quella tenera età lascia in loro delle impressioni e da esse ricevono la tendenza al bene o al male; ogni cosa che abbia una influenza di questo genere non dovrebbe essere trascurata”- fino ancora a Rouseau –

Il gioco è una fonte di gioia, lo stimolo migliore per l’attività del bambino.

Ad ogni modo, si trattava di teorie diffuse ma non condivise in pieno nella società del Seicento e del Settecento, quando le teorie pedagogiche insistevano sull’importanza del gioco come momento di crescita soprattutto fisica dei bambini e promuovevano di conseguenza i giochi che implicavano movimento, come il salto della corda (che quindi diventava giocattolo e al contempo strumento di gioco), la moscacieca, rubabandiera.

Per quanto riguarda l’industria dei giocattoli, in questo periodo si affermano nuovi canali di vendita come i venditori ambulanti che circolano per le fiere e i mercati, al fianco delle tradizionali botteghe, che diventano sempre più specializzate.

Allo stesso tempo si sviluppano nuovi giochi, come l’abbecedario, la tombola, il gioco dell’oca e le antenate delle figurine, le antenate delle moderne figurine con stampate delle immagini a misura di bambino, con soggetti cari alla loro età, e poi ancora le lanterne magiche, sulla scia delle invenzioni del secolo e i giocattoli animati, basati sui principi della legge di gravità.

Ma soprattutto, nel 1701 compare in Inghilterra il primissimo bambolotto meccanico, capace non solo di roteare gli occhi ma anche di emettere suoni, nello specifico vagiti. E’ solo il primo di una lunga serie di bambolotti che faranno giocare alle mamme le bambine di tutto il mondo e saranno seguiti e accompagnati lungo il cammino da bambole che muovono gli occhi, che camminano, che piangono….la tecnologia non incontra confini e le bambole rappresentano il terreno di elezione per sperimentazione e innovazioni.

Nel 1800 si diffonde l’impostazione pedagogica del tedesco Frobel, secondo il quale

il gioco è la vera attività naturale del bambino e il suo valore educativo è insostituibile.

Per il giocattolo è boom. Boom di produzione e boom di vendite. La Germania, la Francia e l’Inghilterra sono le avanguardie di una nuova produzione industrializzata che prevede la suddivisione dei giochi per età, sesso e ceto sociale dei bambini. La produzione di massa procede inarrestabile fino all’inizio del secolo scorso, quando i giocattoli di latta spopolano tra i bambini, soprattutto perché la lamiera consente di fabbricare giochi di ogni tipo, dalle automobili ai trenini a vapore, dagli animali a soggetti vari come ad esempio i clown del circo.

Nuovi materiali subentreranno nel dopoguerra: si tratta della celluloide e, soprattutto, della plastica, che sarà decisiva in primis nella produzione delle bambole. I risultati sono quelli della società attuale, della moderna industria del giocattolo che sperimenta e prende a modello i settori più vari dell’esperienza quotidiana. Per i giocattoli non sembra esistere limite di tempo, di spazio, di materiale, di ispirazione.

I classici continuano a sopravvivere ed è difficile pensare che la corda, la palla e i dadi possano mai uscire dall’universo ludico, e convivono con tutti i giocattoli modernissimi, quelli ispirati ai cartoni animati e ai film, e tutti quelli che non si ispirano a nulla, ma provengono semplicemente dalla fantasia di qualcuno, dimostrando che in fondo rimaniamo sempre tutti un po’ bambini.

Giochi e giocattoli per bambini

Giocattoli più celebri

I giocattoli non si contano più, soprattutto nella società moderna in vorticosa espansione, ma esistono comunque delle chicche, alcuni esemplari che hanno avuto un immenso successo e sono rimasti impressi non solo nell’immaginario collettivo ma anche nelle abitudini di gioco di sempre nuove generazioni di bambini.

Soldatini

Un cenno ai soldatini è d’obbligo…anche se oggi sono meno in voga di una volta, perché soverchiati dalle novità tecnologiche, rappresentano un pezzo intramontabile della storia dei giocattoli.I primi soldatini risalgono, come molti altri giochi, al tempo degli antichi egizi, ma è intorno al 1700 che si avvia la produzione commerciale dei modelli in piombo, realizzati artigianalmente, e solo nel secolo scorso, nel dopoguerra, che il gioco diventa di massa, per via della fabbricazione in plastica. Ora i soldatini sono alla portata di tutti….e tutti ci giocano. Forse non sono pregiati come quelli in metallo o in argento, ma sono leggeri, adatti a tutte le tasche e soprattutto diversificati, perché la lavorazione industriale non impone pochi modelli, ma consente di spaziare e riprodurre figure di vario genere. Probabilmente i bambini di oggi ci giocano solo per breve tempo, ma di sicuro a nonni e papà fa piacere vederli in giro….

Bambola

Le prime bambole della storia sono appartenute alle bambine egizie ed erano di legno o terracotta, dipinte con colori allegri e a volte decorate con gioielli. Nel corso dei secoli, le bambole hanno ricalcato i gusti dell’epoca e sono diventate di cera, di avorio, di cartapesta, di porcellana, di alabastro, di pannolenci e, nel passato più recente, di plastica. Ora le bambole sono infrangibili, sono lavabili, e più che mai alludono all’ideale della femminilità, nella misura in cui riproducono in modo sempre più accurato i dettagli e gli orpelli tipici delle donne adulte e delle adolescenti. Del resto, è sempre stato così: negli anni ’20 comparvero le bambole ispirate a Rossella O’Hara, che trasponevano nel gioco i canoni di bellezza di una diva amatissima dal pubblico.Una estensione della bambola è stato poi il bambolotto, che ha introdotto la dimensione della maternità, prima solo accennata, ora espressa manifestamente. Cicciobello rappresenta il mito dell’infanzia di un numero infinito di bambine dal 1962, anno della sua creazione. Cicciobello muove testa, bocca e mani, sa piangere e ridere, sa reclamare quando ha fame e sa succhiare il latte: sembra proprio un bimbo vero e negli anni si arricchirà di nuove capacità, come le lacrime e la camminata a gattoni.

Barbie

Nasce nel 1959, nel 1961 si fidanza con l’aitante Ken e per anni diventa l’amica del cuore delle bambine di tutto il mondo. Le sue fattezze sono impeccabili, le proporzioni invidiabili, gli abiti meravigliosi e le scarpe…farebbero girare la testa a qualunque donna degna di tale nome. Diciamolo, vestire una Barbie rappresenta una gioia assoluta, perché tutto in lei è perfetto.Commercialmente, la Barbie è una bambola unica, sembra quasi riduttivo definirla un giocattolo: è più un fenomeno di massa, uno strumento di comunicazione da e per le ragazzine, rispetto alle quali riveste non solo il ruolo di compagna di giochi ma anche di modello. Nel corso degli anni viene infatti chiamata ad impersonare i più svariati ruoli, come l’atleta olimpica, la pediatra, il chirurgo, la veterinaria, la modella, la candidata presidenziale, l’ambasciatrice, la rock star, la ballerina, la poliziotta, la hostess, l’insegnante. Nel 1992 addirittura compare la Barbie parlante, con a disposizione un lessico di 270 frasi e nel 1997 arriva la Barbie dalle forme morbide, per fronteggiare le critiche di spingere all’anoressia. Stesso viso incantevole, stessi lunghi capelli biondi, stesso sorriso angelico…su un bacino più largo. Il risultato non cambia.

Lego

I Lego nascono in Danimarca nel 1958 e già nel nome portano un’importante promessa, perché Lego significa ‘gioca bene’. E in effetti con i celebri mattoncini si gioca benissimo….almeno a giudicare dai milioni di utenti disseminati nel corso degli anni e dei paesi del mondo. I mattoncini sono leggeri e colorati, possono sovrapporsi in modo creativo o in modo che le sporgenze combacino tra loro: le prime creazioni sono macchinine, e poi seguiranno figure di ogni tipo, grazie all’arrivo di mattoni di diverse dimensioni. La semplicità, la logica, lo spirito di osservazione sono gli ingredienti del successo di questo gioco, che fa leva sull’inventiva dei bambini, sulla loro capacità di stabilire correlazioni tra elementi uguali di colore diverso. I colori di base sono il rosso, il giallo, il bianco, il blu, il nero…solo questi, per creare associazioni; ad esempio il verde non è prodotto, per evitare l’idea della guerra.Castelli, robot, navi, città, treni, paesaggi, tutto è ricostruito e riscostruibile, grazie allo spirito intuitivo dei bambini.In seguito compaiono anche dei personaggi armati, come indiani, pirati e cavalieri, e poi videogiochi, e poi protagonisti di film o cartoni famosi, come Indiana Jones, Harry Potter, Spiderman.

Cubo di Rubik

E’ il rompicapo più celebre, dal 1974 è stato in assoluto il giocattolo più venduto della storia, per un totale di trecentomila pezzi. Il Cubo Magico presenta nove quadrati su ognuna delle facce, per cinquantaquattro quadrati totali suddivisi in sei colori: quando il rompicapo è risolto, i quadrati di ogni faccia sono dello stesso colore.Risolverlo non è semplice, o meglio, esiste più di una soluzione e ognuna richiede capacità di organizzazione mentale e manuale, e abilità nella pianificazione. Qualche dato: le combinazioni possibili sono più di quarantatrè miliardi, e il minor tempo impiegato per soluzione è 4,311 secondi.

I nuovi giocattoli

Winx

Sono sei fatine in lotta contro il male. Sono coloratissime e moderne, indossano abitini luccicanti, top sfavillanti, stivali alti e avvolgenti, hanno i capelli lunghi e corti, di tutti i colori. Ce n’è per tutti i gusti…e guai a non riconoscerle se si parla con una bambina, perché ognuna ha delle caratteristiche peculiari, e confondere Flora con Stella, ad esempio, è assolutamente impossibile! Sono truccate in modo differente e le loro ali si aprono in modo differente!La tematica a traino del cartone è di tutto rispetto: la lotta del bene contro il male. Se poi le alfiere della giustizia sono ben sei – non più una singola eroina, ma un gruppo di ragazze affiatate e leali – e racchiudono in sé anche le caratteristiche estetiche più desiderabili, il successo è garantito. Non c’è da meravigliarsi se la Barbie è caduta un pochino in disgrazia con una concorrenza di questo tipo! Sei conto una, lei cristallizzata nel suo immobilismo, loro dinamiche grazie ai loro poteri, e per di più fatine, la personificazione dei buoni sentimenti. Tanto irresistibili da essere uscite dallo schermo televisivo per approdare al teatro e al contatto diretto con il pubblico di agguerrite fan. Cosa chiedere di più ad una bambola?

Gormiti

Se le Winx combattono contro il male, i Gormiti sono i dominatori della natura. Provengono dall’isola di Gorm e sono rappresentanti di sette popoli diversi: il popolo della Terra, della Foresta, del Mare, del Vulcano, dell’Aria, della Luce e delle Tenebre.I Gormiti combattono contro esseri malvagi che si sono impadroniti della loro isola e mille avventure li attendono mentre cercano di riconquistare quel che è loro, contro le forze maligne ora insediate. I Gormiti, espressione delle varie forme della natura, si battono per riportare la quiete e la serenità dove ora regna il caos…e non è difficile ravvisare il messaggio di fondo che si invia in questo modo ai bambini. Ancora una volta eroi positivi, in guerra perché costretti ma ancorati a valori positivi. Cambiano le ambientazioni e le possibilità tecnologiche, ma l’intento educativo rimane inalterato nel corso degli anni.

Museo dei giocattolo e del bambino

Il logo parla chiaro: “La storia dell’uomo vissuta attraverso i sogni dei bambini”. E la conferma viene dal bellissimo Museo del giocattolo, visitabile nelle due sedi di Santo Stefano Lodigiano (Lodi) e Cormano (Milano), che consigliamo di visitare senza timore di venir contraddetti.

I giocattoli esposti sono più di duemila e testimoniano il percorso del gioco lungo i millenni: i soldatini, le bambole, i trenini esprimono l’evoluzione del modo di giocare, il modo in cui il giocattolo ha sempre rappresentato non solo un compagno per i bambini, ma anche un’estensione della loro personalità, l’espressione esterna della loro identità.

Proprio per questo l’esposizione dei giocattoli del Museo diventa rappresentativa del fatto che il concetto di gioco è correlato all’età infantile dell’essere umano ed è per questo che cambiano facce, miti ed eroi ma rimane intatta la voglia di conoscerli e di esplorarli.

Per gli adulti una passeggiata tra i cimeli esposti è un viaggio nel proprio passato e in quello di tanti adulti che hanno costruito il proprio modo di essere attraverso i giocattoli del proprio tempo – per belli o brutti, semplici o complessi, innocui o violenti che siano stati definiti.

Produttori di giochi e giocattoli per bambini

  • GIOCHI PREZIOSI
    Dal 1978 nel commercio dei giocattoli, è una delle realtà più importanti del settore. Dove c’è giocattolo, c’è Giochi Preziosi, come ricorda anche il jingle pubblicitario, uno di quelli che rimangono impressi nella memoria collettiva. I marchi più importanti sono distribuiti da questa azienda, attiva nella commercializzazione dei giocattoli più noti, di ogni tipo: dalle bambole ai robot, dai giochi musicali ai personaggi del mondo animato ai videogiochi.
  • MATTEL
    Nasce nel 1945 e diventa negli anni uno dei produttori mondiali di giocattoli. I più famosi sono la Barbie, Ken, Big Jim. A seguire, molti altri, ma questi nomi parlano da soli, anche se seguiti da una lunga serie di personaggi e giochi molto diffusi.
  • FISHER PRICE
    “Giocare, ridere, crescere”. Semplice ed efficace la filosofia dell’azienda, impegnata da anni nella produzione di giocattoli per ogni età: per neonati, per l’età dei primi passi, per l’età prescolare. Ad ogni fase di crescita il suo gioco.
  • TOYS GIOCATTOLI
    Non è un produttore, ma un rivenditore. Nei punti vendita Toys Giocattoli sono disponibili tutti i tipi di giocattoli: dai classici a quelli in voga al momento, dai trenini alle fate. Per ogni tasca, il proprio giocattolo.


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Una risposta

  1. Paolo Franzini Tibaldeo

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