Egocentrismo bambini: l’educazione della prima infanzia

A circa un anno e mezzo di vita, il bambino inizia a sviluppare un certo senso di appartenenza, ovvero inizia a dire che le cose sono di sua proprietà. Si tratta di una fare normale che fa parte della crescita fisica, ma soprattutto intellettiva, del bambino.

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I bambini dicono sempre ‘è mio’

Intorno ai 18-24 mesi di vita, i bambini iniziano a guardare con interesse gli oggetti da cui sono circondati e, assai di frequente, cominciano ad usare delle espressioni per rivolgersi a questi oggetti. Così, puntando il dito contro questa o quella cosa dicono ‘quello è mio’ oppure ‘quella è mia’. Da un punto di vista squisitamente psicologico, queste espressioni segnano il raggiungimento di un importante traguardo nello sviluppo mentale del bambino: è come se il piccolo iniziasse a prendere coscienza del mondo che lo circonda e ad acquistare un primo, fondamentale, senso di indipendenza. In questa fase della crescita, quindi, il bambino inizia a sviluppare quello che gli psicologi definiscono il senso di ‘identificazione del sé’. Tutto ciò si traduce nel fatto che i bambini iniziano a parlare in prima persona usando spesso il pronome personale ‘io’ ma cominciano anche a rispondere con decisione alle domande dei genitori, specie a quelle della mamma.

Non di rado, quindi, il bambino risponde con rifiuti o con decisi ‘no’ ad inviti o domande dei genitori. In questo modo, emerge gradualmente il suo senso di autoaffermazione. In questo modo, il bambino inizia a ritagliare il proprio io psicologico e a delimitare dei confini ben precisi rispetto agli altri io che lo circondano. In particolare, il bimbo inizia a sviluppare un primo senso di separazione rispetto alla madre nonostante continui, in questa prima fase, a considerare il mondo a sé circostante come un prolungamento del proprio essere. In particolare, questa prospettiva un po’ egoistica porta il bambino a credere che ogni cosa che lo circonda sia di sua proprietà.

Come superare la fase di egocentrismo

Questa fase di eccessivo egocentrismo viene superata gradualmente quando il bambino viene messo a contatto con i suoi coetanei. In questo modo, la fase di egocentrismo eccessivo che è tipica del periodo della prima infanzia verrà superata gradualmente. Proprio cominciando a subire le prime frustrazioni, ad esempio rinunciando ad usare un gioco che deve essere restituito, il bambino inizierà a prendere coscienza del fatto che esistono anche altre persone oltre se stesso e che non tutto ciò che vede intorno a sé, è di sua proprietà. A questo proposito, quando il bambino entra in contatto con i suoi coetanei è possibile che nascano i primi screzi in merito all’appartenenza o meno di un giocattolo. In queste fasi, è importante che i genitori non intervengano e che lascino sbrigare ai piccoli le loro prime litigate.

Naturalmente, nel caso in cui i bambini comincino ad agitarsi più del dovuto è opportuno che gli adulti intervengano nella discussione per evitare che i piccoli possano mettersi le mani in faccia e, seppur involontariamente, che rischino di farsi del male. In questo caso, i genitori non sono tenuti ad essere troppo flessibili e, senza troppe parole, devono limitarsi ad allontanare fisicamente i bambini. Quando saranno più calmi, gli adulti potranno chiedere delle spiegazioni ai piccoli per cercare di capire i motivi della litigata ed eventualmente impartire loro i primi utili consigli per evitare discussioni in futuro. In queste fasi, quindi, i grandi devono impartire i primi, importanti, insegnamenti che riguardano l’educazione stessa del bambino: quello che fa comunicato, fondamentalmente, è che bisogna avere rispetto per gli altri e imparare a convivere con tutti.

Egocentrismo bambini: come aumenta con l’arrivo di un altro figlio

Il sentimento di possesso e di egocentrismo, che è tipico della prima infanzia, può aumentare notevolmente con la nascita di un fratello o di una sorella. L’arrivo di un fratello, in effetti, può essere vissuto dal primogenito come un trauma. Questo, infatti, può avvertire la sensazione spiacevole che il nuovo arrivato possa distogliere tutte le attenzioni e le premure dei grandi verso di lui che, fino a quel momento, ne aveva avuto l’esclusiva. Tenendo conto che si tratta di una fase complicata nella vita del bambino, i genitori devono cercare di essere comprensivi verso il primo figlio e non devono pretendere che il bambino riesca subito a condividere affetti e spazi con il nuovo arrivato. Inoltre, i genitori non dovrebbero sgridare il primo figlio se, all’inizio, rifiuta di dare qualcosa al suo fratellino ma devono cercare di ritagliarsi dei momenti di complicità da dedicare completamente a lui.

Consigli per i genitori

Quando i bambini litigano, l’intervento dei genitori può essere determinante. Per essere effettivamente valido, però, l’intervento deve essere sensato: i genitori non hanno bisogno di fare grandi discorsi ai bambini che litigano tra di loro e non devono pronunciarsi in maniera troppo difficile; più sensato, invece, sarebbe mostrare loro un modello da seguire per comportarsi bene. Un bambino che vive in una situazione familiare serena all’interno della quale può percepire tutti i giorni un rapporto disteso e sereno tra i suoi genitori, avrà un’inclinazione minore anche a litigare con gli altri, che siano loro fratelli o amici coetanei. Così può essere utile abituare i bambini e a vedere che i genitori si scambiano degli oggetti fra loro ma anche fargli capire, praticamente, che quando qualcuno presta loro un giocattolo questo deve essere sempre restituito. Infine, è bene fargli notare che quando desiderano qualcosa devono chiederla in modo gentile ed educato, e mai pretenderla dando per scontato che chi sta dall’altra parte farà tutto quello che vogliono.



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