Bullismo

Guida per i genitori alla conoscenza del fenomeno del bullismo, con informazioni e consigli utili per capire inanzitutto i propri figli e accorgersi se sono vittime di episodi di bullismo o se sono essi stessi dei bulli. Come intervenire e come proteggere i vostri figli, siano essi vittime o protagonisti di questi spiacevoli episodi
bullismo
Vi invitiamo quindi a leggere questa guida dedicata al bullismo, augurandoci che sia di vostro gradimento e possa esservi utile. Vi saremo grati se vorrete segnalarci eventuali imprecisioni o inesattezze rilevate.

Cos'è il bullismo: fenomeno, soluzioni e consigli ai genitori per affrontarlo

Bullismo: una parola cui oggi ricorrono sovente tutti i media. Sembra quasi che tutt’a un tratto il mondo abbia aperto gli occhi su questa realtà, che a dirla tutta non è affatto nuova. Forse, è solo affrontata più seriamente, sia dal punto di vista sociale, che dal punto di vista giuridico e legislativo. Luci e ombre sul fenomeno vengono ripetutamente gettate da articoli, reportage, notizie varie che ci pervengono via etere e via internet, testimoniate da reportage ai TG, dai video su YouTube (ormai noto luogo di coltura di una smodata libertà) e dai racconti di adolescenti o bambini che sono oggetto di atti di bullismo.

Ma, come anticipato poco sopra, questo non è affatto una “moda“ del ventunesimo secolo. Non è stato creato e incitato dai mezzi di comunicazione di massa, come molti sono indotti a pensare. Ognuno di noi, in misura maggiore o minore, è stato almeno una volta nella sua vita una vittima del bullismo. Per capire il fenomeno e riuscire a fronteggiarlo occorre partire dalle sue radici, e dai primi, pionieristici studi su di esso.

Il fenomeno del bullismo: breve storia

La prima teorizzazione di questo fenomeno risale agli anni ’70 del secolo concluso da poco, quando Dan Olweus, psicologo norvegese, si preoccupò di studiare le cause e le manifestazioni del bullying. Secondo la sua definizione, il bullismo è “la prevaricazione e la vittimizzazione, ricorrente e ripetuta nel tempo, di una persona, o gruppo di persone, esposta ad azioni offensive da parte di uno o più compagni.” Questo ci fa intendere che una semplice presa in giro scherzosa, che può essere frequente tra coetanei o in un gruppo di ragazzi\e, non è da considerarsi necessariamente un atto di bullismo (per maggiori informazioni si veda http://www.iltuopsicologo.it/Bullismo.asp).

La nascita di ricerche specifiche sul tema ha quindi come teatro il nord-Europa degli anni Settanta; tuttavia, in queste nazioni, al termine inglese bullying è preferito quello di mobbing, anche se solitamente quest’ultimo è atto a designare le prevaricazioni presenti all’interno dell’ambito aziendale, che hanno come soggetti attivi e passivi gli adulti (http://it.wikipedia.org/wiki/Bullismo).

Il bullismo su cui incentriamo l’attenzione in questa sede è quello praticato dai bambini di età compresa tra i 7 e i 10 anni, e quello frequente e più duro tra gli adolescenti delle scuole superiori, di età tra i 14-17 anni. Olweus nel suo studio individuò il genere maschile come quello “dominante” negli atti di prevaricazione, mentre le femmine erano possibili “prede” per il bullo o il gruppo di bulli.

In Italia, invece, dobbiamo attendere l’affacciarsi degli anni Novanta per poter godere dei primi studi “seri” e organizzati sul tema del bullismo, grazie all’impegno di Ada Fonzi, docente all’università di Firenze, dalle cui statistiche emerge che anche la nostra nazione non è da meno, purtroppo, per quanto riguarda la presenza consistente del fenomeno.

Oggi sono disponibili dati e statistiche certe, derivanti da ricerche approfondite, mentre per quanto riguarda il passato non si dispone di rilevanti numeri e indagini. Questo sta a dimostrare non quanto sia di stampo recente il bullismo, bensì quanto sia stato sottovalutato in passato, e quanto sia “passato in sordina”, considerato esso solo come un rapporto tra pari, e non come uno squilibrio relazionale, quale è in realtà.

Gli “ingredienti” per un bullismo D.O.C.

Non tutti gli scherni, le pacche sulle spalle, i pugni “amichevoli”, le derisioni e le prese in giro, devono allarmare ed essere additati immediatamente come bullismo. Questi modi di scherzare sono, e sono sempre stati, comuni tra adolescenti, per cui bisogna evitare eccessivi allarmismi, anche se il proprio pargolo arriva a casa triste o piangendo per una cosa che gli è stata detta. Spesso, infatti, sebbene siano comportamenti che possono risultare spiacevoli, o parole poco accettabili, rientrano comunque nella sfera di relazioni paritarie, in cui il bambino \ adolescente riesce ancora a difendersi. Fanno parte della crescita e della vita di ognuno di noi, insomma.

Il bullismo vero e proprio si riconosce per alcune caratteristiche sue peculiari, che difficilmente possono essere confuse con quanto detto sopra. I luoghi teatro di queste manifestazioni sono la scuola e i punti di ritrovo tra giovani (oratori, piazze, parchi gioco, ecc.).

- Prima di tutto, si tratta di atti ricorrenti e ripetuti nel tempo, non due giorni, non una o due settimane, ma tempi più lunghi.

- Secondo, abbiamo la presenza di una vittima o gruppo di vittime, che non riescono a difendersi, non vengono difese da nessuno, e non riescono a far cessare gli atti perpetrati a loro svantaggio. La presenza di soggetti passivi richiede necessariamente e ovviamente che vi sia un bullo, o un gruppo di bulli, che esercitino questo “abuso di potere”, ossia qualcuno che “letteralmente opprime e minaccia qualcun altro; i destinatari possono essere maschi o femmine” (Olweus, 1978).

- Terzo, la natura delle minacce del bullo possono essere di tipo

- - Diretto, ossia fisico: spintonate, percosse, sputi, ecc.

- - Indiretto, ovvero di tipo mentale (o sociale): esclusione dal gruppo, dai rapporti sociali, diffusione di falsità e calunnie, prese in giro pesanti, canzonette inventate sul momento aventi per oggetto la vittima, ecc.

Pare che le prevaricazioni tendano a diminuire con la crescita, anche se le conseguenze negative, che si ripercuotono sulla psiche della vittima, si aggravano in misura proporzionale al grado di maturità dell’età in cui si subiscono.

Tra i motivi per cui un bambino o adolescente diventa bullo ci sono: la necessità di affermazione del sé, di far valere il proprio potere nel contesto sociale in cui si trova, di divertimento o passatempo, oppure motivi quali l’invidia, in cui il destinatario della violenza fisica o verbale è percepito dall’aguzzino come una “minaccia”.

Bullismo: vittime e persecutori

Ci sono diverse tipologie di vittime e di bulli persecutori. Eccone le caratteristiche.

Le vittime passive
Le vittime del bullismo possono essere un singolo o un gruppo di persone. Solitamente sono sensibili, persone poco sicure di sé stesse, con una scarsa autostima, timide, con pochi amici. Evitano di reagire ai soprusi, spesso si vergognano di raccontarlo ai familiari o agli insegnanti, oppure non lo fanno con questi ultimi per timore di ulteriori atti umilianti nei loro confronti. Alle volte le vittime presentano caratteristiche esteriori (come quelle fisiche) che ben si adattano agli intenti malevoli dei persecutori o persecutrici. Oppure, si tratta di ragazze molto belle, che suscitano profonde invidie da parte delle coetanee, le quali cercando di “togliere di mezzo” colei che è percepita come una minaccia, tramite false notizie sul suo conto che mirano a rovinarne l’immagine, la dignità e i rapporti interpersonali.

Una volta escluse dal gruppo, le vittime rimangono sole all’interno del contesto dei coetanei, e difficilmente trovano un loro difensore in quello stesso contesto. Una prolungata esposizione agli atti di bullismo può portare il soggetto passivo all’autoesclusione e alla depressione, con ripercussioni come si è detto molto negative sullo stato psico-fisico per le ragazze (anoressia, bulimia, ecc.).

Le vittime provocatrici
Alternano vittimismo a provocazione, infatti sono estremamente irritabili e presentano, parzialmente, l’intolleranza propria dei bulli attivi. Il background famigliare è caratterizzato da iperprotezione, scarsa coercizione, permissivismo.

I bulli attivi
I bulli non necessariamente sono adolescenti o bambini dalla personalità forte. E’ indispensabile sapere che questi aguzzini possono essere a loro volta stati soggetti ad atti di bullismo, e per questo si rifanno su soggetti più deboli e indifesi, per riacquisire stima di sé e affermare la propria posizione e immagine agli occhi dei coetanei. Spesso vi sono diversi disagi che possono portare un ragazzo\a ad agire da bullo: insicurezza interiore, desiderio di considerazione presso gli altri, insuccessi amorosi o scolastici, situazioni famigliari difficili.

Presentano forte aggressività, non solo verso i compagni ma anche verso la famiglia, i professori, e tollerano difficilmente la frustrazione. Crescendo, possono essere maggiormente portati al coinvolgimento in attività criminali, oppure sono facilmente soggetti a comportamenti preoccupanti e pericolosi per la loro salute, quali abuso di droghe e stupefacenti, alcool, ecc (si veda il sito http://www.iltuopsicologo.it/Bullismo.asp).

I bulli passivi
I bulli passivi sono coloro che solitamente fanno parte del gruppo dei seguaci del bullo dominante. Anch’essi non hanno una forte personalità, sono tendenzialmente insicuri e tendono a provare una certa empatia (parziale) per la vittima. Non reagiscono negativamente alle esagerazioni del bullo “capo”, sono passivi perché accettano le azioni negative prevaricatrici di quest’ultimo verso il perseguitato, solo per poter rimanere ben accetti e membri del gruppo considerato “importante” o “prestigioso”.

Ragazze: il bullismo psicologico
Ciò che Olweus nei suoi studi pionieristici non notò è la presenza delle ragazze, non solo come attori passivi del fenomeno, ma anche come parte attiva nelle azioni di bullismo a danno altrui. Esiste, infatti, un bullismo tutto al femminile. Questo tipo differisce ampiamente da quello maschile: mentre i ragazzi prediligono le azioni fisiche, il gentil sesso attua un complesso di minacce e insulti a livello psicologico. Sono tipici atti di bullismo femminile quelli che hanno come oggetto l’esclusione dal gruppo, le malelingue, la distruzione dell’immagine esteriore della vittima (commenti poco accettabili sul corpo, sulla personalità, sul modo di vestirsi ecc.) e anche di quella interiore, in quanto tutta la serie di prevaricazioni sopra citate ha degli effetti assolutamente negativi che vanno a incidere sull’autostima del soggetto subente. Non bisogna dimenticare che nell’età adolescenziale si tende a idolatrare (e ad identificarsi in) personaggi famosi, dello sport, della televisione.

L’immagine influisce molto sulla concezione di sé stessi e sul modo di rapportarsi con gli altri. Inoltre, le ragazze instaurano un particolare rapporto col proprio corpo, che può essere conflittuale nel caso non corrisponda agli ideali di bellezza proposti dagli idoli. Se a ciò si aggiunge il peso notevole di scherni relativamente al proprio fisico, si può facilmente intuire quale sia il rischio maggiore in cui incorrono le ragazze vittime di bullismo al femminile. E’ per questo che molte, infatti, cadono nella rete dell’anoressia.

Riassumendo: si può dire che i maschi attuano maggiormente un bullismo diretto, sia fisico che verbale, mentre le ragazze sono protagoniste per quanto concerne un bullismo indiretto, psicologico. E’ proprio questa ultima peculiarità del bullismo femminile ad aver “ingannato” lo psicologo norvegese, e grazie a questa sorta di invisibilità gli atti negativi tra femmine sono passati inosservati (e tutt’ora spesso lo sono) agli occhi di insegnanti, tutori, genitori (approfondisci su http://www.aare.edu.au/97pap/leckb284.htm. Si tratta per cui di un bullying più oscuro e infido, cui però bisogna dedicare la medesima attenzione di cui gode quello diretto e fisico. E’ risaputo che l’adolescenza è un periodo molto delicato, in cui si cerca di costruire la propria identità e affermare un proprio posto nella società; per cui l’esposizione ad attacchi psicologici può avere conseguenze disastrose.

Come prevenire e affrontare il bullismo: consigli per i genitori

Spesso è difficile capire quando un ragazzo\a cade vittima di atti di bullismo: quest’ultima non sempre, infatti, nonostante il fastidio e il desiderio di far cessare le torture, è disposta a raccontarlo a insegnanti o genitori. Questo è dovuto al fatto che sovente chi è oggetto di prevaricazioni tende:

- Ad accettarle tacitamente come “condanna” cui ogni giorno bisogna sopravvivere, come periodo normale nella crescita

- Ad evitare di lamentarsi con gli adulti, per timore che ciò abbia delle ripercussioni peggiori per quanto riguarda gli atti che gli aguzzini potrebbero commettere, una volta scoperto che la vittima “ha cantato”

- A negare di essere vittima di bullismo per semplice vergogna

Questo silenzio da parte del proprio figlio diventa una barriera oltre la quale non si può scorgere la natura del problema, e quindi non si può fornire né un aiuto e né una soluzione. Rimane inoltre una difficoltà per mamme e papà difendere i propri figli quando sono a scuola, perché anche gli insegnanti alle volte paiono non accorgersi di ciò che sta accadendo al loro alunno o alunna.

L’impegno del Ministero della Pubblica Istruzione si è orientato, quindi, ad un aiuto, ad un sostegno non solo alle famiglie, ma rivolto anche agli insegnanti, in quanto famiglia e scuola devono coadiuvarsi non solo nello sviluppo e nella formazione dei ragazzi, ma anche nella garanzia di protezione contro atti offensivi.

Oltre alla Legge, anche numerosi siti di psicologia e non-profit si sono impegnati per fornire aiuto, ascolto, supporto ai bambini, ai ragazzi, alle famiglie e agli insegnanti che si trovano ad avere a che fare con vittime e anche con bulli.

Nell’opera di sostegno e aiuto, è’ indispensabile non concentrarsi solo sui soggetti che patiscono le ingiustizie, ma anche su coloro che le commettono, in quanto i prevaricatori non percepiscono il loro comportamento come un problema, anzi, lo definiscono “un semplice scherzo”.

E, nella mancanza di atti completi che possano coinvolgere vittime, bulli e spettatori, c’è il rischio che ognuno di essi si fossilizzi nel suo ruolo, così che sia oppressori che oppressi (e pubblico rimanente) non riescono ad uscirne più, perdendo la propria identità in quello che è solo una maschera socialmente accettata all’interno del gruppo (tratto da FAGNANI, G. (2005). Il Bullismo e i suoi aspetti, il fattore amicizia. Firenze: PsicoLAB. Letto il 17/10/2007 su http://www.psicolab.net).

Cosa possono fare le famiglie contro il bullismo

Le famiglie sono in parte responsabili del comportamento che il loro figlio tiene nel contesto sociale in cui vive; infatti, come scrive Olweus “Poco amore, poca cura, troppa libertà nell’infanzia sono condizioni che contribuiscono allo sviluppo di un modello comportamentale aggressivo”. Sottolineo la parola contribuiscono, in quanto non solo i genitori sono da additare se il loro figlio è un bullo, ma c’è anche da tenere conto di come i mass-media trattano l’argomento violenza, ossia se tendono a legittimarlo (film, ad esempio) oppure a non condannarlo totalmente. Inoltre, l’assenza di azioni concrete intraprese dal contesto sociale contro le prevaricazioni è un elemento che incoraggia il persecutore a mantenere quegli atteggiamenti, avendo la sicurezza di rimanere impunito.

Ecco di seguito alcuni consigli, citati unanimemente da Governo e Polizia di Stato, per prevenire la caduta in stato di vittima o di bullo dei propri figli, per aiutarli a capire se sono essi stessi vittime, per spronarli a reagire.

Come aiutare il proprio figlio a non rimanere vittima di uno o più bulli

- Cercare di aumentare l’autostima del bambino\a o ragazzo\a. Questo è importantissimo in quanto il bullo agisce su questo lato indirettamente: quest’ultimo compie azioni volte volontariamente a distruggere moralmente la sua vittima, e questa a sua volta ripiega su sé stessa e sulla visione di sé (quindi sulla sua autostima) tutte le negatività ricevute.

- Portarli ad avere coscienza dei propri punti di forza, delle proprie qualità, delle capacità, delle loro caratteristiche positive, di modo che non si lascino condizionare da eventuali rifiuti e scherni da parte del gruppo di coetanei in cui si trovano a vivere la loro adolescenza.

- Incoraggiarli nelle relazioni sociali, inducendoli a non assumere comportamenti asociali o di esclusione.

Come aiutare il proprio figlio a non diventare egli stesso un bullo

Bisogna tenere estremamente conto del sistema di valori, conoscenze e comportamenti che si trasmette al proprio pargolo. Inutile illudersi: spesso, quello che in casa può essere un bambino d’oro o una figlia perfetta e composta, all’infuori del contesto famigliare è una vera e propria peste. E, se oltre ad essere una peste, fosse anche un bullo o una bulla, che fare? Come comportarsi?

Ci sono dei modi in cui si può prevenire che la propria prole prenda questa strada, ad esempio:

- Conferendo loro un’educazione completa, contemporaneamente ad affetto, comprensione, senza troppo permissivismo.

- Insegnandogli ad esprimere la rabbia in modo maturo, costruttivo.

- Evitare di educare tramite punizioni eccessive; i bambini potrebbero recepire questo sistema come il metodo per far rispettare le proprie regole al di fuori della famiglia.

- Dimostrare di NON tollerare comportamenti aggressivi nei confronti di un membro della famiglia, insegnando così che tali tipi di comportamenti non sono corretti e nemmeno ben accetti.

- Invitandoli ad essere sempre sinceri, sia in casa che in altri contesti, con gli altri e con sé stessi.

- Aiutandoli ad imparare a capire gli altri, ad identificarsi con essi, cercando di comprendere le reazioni delle terze persone in relazione a determinati comportamenti.

Questo è importante, in quanto bisogna ricordare che i bulli, così come le bulle (come ho scritto sopra), pare non siano dotati di empatia sufficiente a capire l’effetto e l’impatto negativo delle loro azioni sulla vittima. Per i bulli, infatti, le azioni di prevaricazione NON sono percepite come un problema, ma come dei semplici “scherzi”. Aiutare i persecutori o le persecutrici a prendere atto del loro modo di agire è importante per far crescere in loro maggior responsabilità ed empatia. Per empatia si intende la capacità di mettere da parte i propri pensieri per poter comprendere i sentimenti e i bisogni fondamentali dell’altro (definizione tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/Empatia).

- Offrendo loro un buon esempio di comportamento.

Riassumendo: per evitare che vostro figlio diventi un piccolo persecutore, è bene circondarlo di affetto ma anche di severità, quando necessario. Cercare di responsabilizzarlo è il modo migliore per conferirgli una certa consapevolezza delle proprie azioni e del loro impatto sugli altri.

“Aiuto mio figlio è vittima dei bulli”: come capire i segnali e come aiutarlo

Spesso e volentieri, come detto sopra, coloro che si trovano a subire atti negativi di bullismo preferiscono non pronunciarsi in merito. Come riconoscere questo disagio, se il proprio figlio non ne ha mai parlato a nessuno, nemmeno agli amici? Ecco alcuni comportamenti che possono essere un campanello d’allarme:

 

  • Ostilità verso la scuola, scuse volte a non andarci, richiesta di esservi accompagnati.
     
  • Richieste troppo frequenti di denaro; spesso alcuni persecutori richiedono il pagamento di un “pizzo”, oppure rubano i soldi direttamente.
     
  • Stato di tensione, agitazione, tristezza, emotività ingiustificata al ritorno da scuola.
     
  • Presenza di lividi, graffi, tagli, strappi agli indumenti; se frequenti, possono essere il segnale di una forma di bullismo diretto e fisico verso vostro figlio.
     
  • Presenza frequente di incubi, sonno disturbato o agitato, incontinenza notturna.
     
  • Assenza di amicizie; le vittime purtroppo sono raramente difese dal resto del gruppo dei coetanei, che invece è coeso al bullo “capo”, o alla bulla.
     
  • Rifiuto di raccontare le giornate scolastiche nel loro svolgersi.
     

E’ a questo punto necessario cercare di scoprire che cosa turba vostro figlio, cercando di farlo parlare il più possibile in merito a questi stati emotivi negativi, prestando molta attenzione alle sue paure. Evitare di prendere subito in mano del tutto la situazione con provvedimenti diretti – tranne nel caso in cui sia assolutamente necessario per il suo bene -, è un’ottima idea, in quanto potrebbe far sentire inadeguato il vostro pargolo. Potreste, ad esempio, cercare di discutere insieme a lui (o a lei) riguardo situazioni problematiche, spronandolo\a a proporre le sue idee, i suoi timori.

Un’altra buona idea può essere quella di fargli stendere per iscritto un elenco di soluzioni al problema reale, e cercare di capire insieme quale può essere il migliore, invitando vostro figlio a metterlo in pratica.

Molti bambini, inoltre, si sentono confortati all’idea di avere intorno un muro immaginario protettivo: si può chiedere loro di pensare di avercelo intorno realmente, ogni qual volta si trovano di fronte ad atti di bullismo verbale (prese in giro, ecc.), pensando che quelle parole offensive rimbalzino via grazie al muro.

E’ meglio, comunque, aiutare vostro figlio a cercare situazioni alternative a quelle solite, cioè a trovare dei comportamenti o delle condizioni che gli permettano di evitare un contatto diretto con il bullo o la bulla: ad esempio all’uscita da scuola passare per altre vie, durante l’intervallo cercare altri gruppi di amici con cui restare, e così via (informazioni tratte dal sito: http://www.facchinetti.net/index.php?option=com_content&task=view&id=93&Itemid=180).

Coinvolgere gli altri nella lotta al bullismo

Nel caso in cui abbiate notato in vostro figlio dei comportamenti simili a quelli descritti nel paragrafo precedente, è opportuno che agiate in questo modo:

 

  • Parlare con i referenti scolastici, redigendo una lista delle cose che sono accadute a vostro figlio, e se necessario, fate anche i nomi di coloro che attuano le prepotenze, in che modalità, quando e dove
     
  • Rendere noto questo problema al dirigente scolastico, per far sì che la scuola si assuma determinate responsabilità di ciò che accade, e per capire in quali modalità cercherà di affrontare il fenomeno negativo
     
  • Mantenersi in contatto con gli insegnanti allertati, per assicurarsi che vengano presi provvedimenti mirati, fino a quando le prepotenze sono totalmente scomparse.
     

Il bullismo non è un fenomeno risolvibile agendo unicamente, e separatamente, su vittima e bullo. E’ quindi assolutamente indispensabile che gli insegnanti organizzino delle discussioni in classe sull’argomento, sensibilizzando ciascun alunno. Per poter distruggere il fenomeno, quindi, occorre:

 

  • Coinvolgere tutta la comunità degli spettatori, oltre a bulli e vittime;
     
  • Costruire una cultura del rispetto e della solidarietà tra coetanei e compagni;
     
  • Attuare un programma preventivo pluriennale che coinvolga la classe intera o classi diverse, prima ancora che si manifestino segnali di disagi connessi al fenomeno del bullismo;
     
  • Creare consapevolezza di azioni ed emozioni, affinché ciò diventi uno stile di vita dei ragazzi;
     
  • Collaborazione tra scuola e famiglia.
     

Gli approcci più frequenti al problema, da parte delle istituzioni scolastiche, si possono quindi riassumere in tre tipologie:

Acquisizione di consapevolezza da parte degli alunni; consiste nell’utilizzo di comuni canali di comunicazione per rendere consapevoli gli alunni dell’esistenza e della portata del bullismo.

Percorso di responsabilizzazione e coinvolgimento nella risoluzione del problema bullismo; l’obiettivo si può raggiungere tramite la creazione di “circoli di qualità”, ossia gruppi di ragazzi che si incontrano regolarmente per discutere sul problema, e per cercare delle soluzioni a questo problema sociale.

Percorso di costruzione di una cultura della solidarietà. E’ un tipo di intervento che mira ad ottenere un supporto tra coetanei.

A chi rivolgersi per fronteggiare il bullismo

Se le azioni e le soluzioni proposte sopra non bastano o non dovessero soddisfarvi, ecco i numeri utili cui rivolgersi in caso di estrema necessità:

800.66.96.96 numero verde predisposto dal Ministero per la Pubblica Istruzione

113 Polizia di Stato

114 Emergenza Infanzia

112 Carabinieri

19696 Telefono Azzurro (linea gratuita fino ai 14 anni)

199.15.15.15 Telefono Azzurro (linea istituzionale dai 14 anni in su e per gli adulti)

Consigli per ulteriori informazioni, approfondimenti e consigli sul tema del bullismo

Per chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento, per consultazioni a fine informativo, o per ricevere assistenza anche da esperti online, ecco un elenco di siti che possono soddisfare le vostre esigenze, in modo trasversale

Siti web informativi sull’origine e le modalità del bullismo

Dica 33
http://www.dica33.it/argomenti/psicologia/peccati/bullismo.asp
Informazioni generali sul bullismo

Il tuo psicologo
http://www.iltuopsicologo.it/Bullismo.asp
Informazioni generali sul bullismo

St.paulus
http://www.stpauls.it/fa_oggi00/0006f_o/0006fo45.htm
Storia e definizioni del bullismo, soluzioni e altro
 

Psicolab
http://www.psicolab.net/index.asp?pid=idart&cat=5&scat=76&arid=927
Sito di psicologia che tratta del tema bullismo

Siti web di esperti online che aiutano sulla problematica del bullismo

Bullismo
http://www.bullismo.com
Sito non-profit che fornisce informazione e aiuto riguardo al problema bullismo
 

Facchinetti
http://www.facchinetti.net
Altro sito di esperti online


Psicologia e dintorni
http://www.psicologiaedintorni.com/category/bullismo/
Sito di psicologia con sezione dedita al bullismo e al recupero di ragazzi a rischio


Indire
http://www.indire.it/content/index.php?action=read&id=1286
Metodologie educative di intervento sui bulli

Link a siti web del Governo, Polizia, direttive sul bullismo

Ministero della Pubblica Istruzione
http://www.pubblica.istruzione.it/ministro/comunicati/2007/pagina_bullismo.shtml
Comunicato stampa di Fioroni sui numeri del bullismo


Governo italiano
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/bullismo/consigli.html
Consigli in merito al fenomeno del bullismo


Sito della Polizia di Stato
http://www.poliziadistato.it/pds/ps/consigli/bullismo.htm
Consigli in merito al fenomeno del bullismo


Ministero della Pubblica Istruzione
http://www.bullismo.com/images/direttiva_bullismo.pdf
Direttiva del Ministro della Pubblica Istruzione sul bullismo

Altri siti utili per fronteggiare il bullismo

Piterpan
http://www.piterpan.it/newsite4/intertet/bullismo.pdf
Test per ragazzi e bambini per capire SE sono vittime di atti di bullismo
 

Smonta il bullo
http://www.smontailbullo.it
Sito della campagna nazionale contro il bullismo “Smonta il Bullo”