Allergie nei bambini

Oggi sono moltissime le persone che soffrono di allergie che, in molti casi, si protraggono per mesi, se non addirittura per anni. I più soggetti sensibili sono i bambini, per i quali risulta anche più complicato individuare le cause dell’allergia nonché la corretta profilassi da seguire. Ma come fare per riuscire a prevenire o riconoscere subito il tipo di allergia da cui sono affetti i piccoli? Di seguito una piccola e utile guida delle allergie nei bambini che vi permetterà di capire come nascono e come curarle efficacemente riconoscendone i sintomi.

Allergie nei bambini: cosa sono

Non è facile trovare un organismo che sia del tutto immune alle allergie: si tratta, in effetti, di una vera e propria malattia che coinvolge il nostro sistema immunitario. Quando quest’ultimo, insieme particolari anticorpi chiamati reagine o lgE, reagisce in maniera eccessiva a determinate sostanze, si scatena quella che viene comunemente definita “allergia”.

Questa patologia altera la risposta dell’organismo verso alcune, precise, sostanze con cui viene a contatto. Si tratta di un disturbo che colpisce gli individui, grandi e piccoli, in ogni periodo dell’anno e che può essere curato solo attraverso specifici farmaci.

Ogni organismo è, più o meno, soggetto alle allergie, sia da adulto che da bambino, tanto che negli ultimi anni è aumentato considerevolmente il numero di bambini che si scopre allergico già dall’età di 3-4 anni. I bambini che rischiano di diventare soggetti allergici sono soprattutto quelli che hanno entrambi i genitori con predisposizioni alle allergie o sono già allergici: questi bambini possono essere colpiti dalla medesima tipologia di allergie da cui sono affetti i genitori.

Allergie nei bambini

Allergie nei bambini: le più diffuse

Tra i bambini le allergie più diffuse sono quelle di tipo alimentare, dato che è strettamente legato alla fase dello svezzamento: i vari alimenti con cui si nutre il bambino durante questa particolare fase della crescita, infatti, devono essere prescritti dal pediatra secondo uno schema che la madre ha il dovere di rispettare per il bene del bimbo.

Nel momento in cui questa delicata fase viene sottovalutata dal genitore o non vengono rispettate le regole indicate dal pediatra, il bambino rischia di contrarre qualche deficit che si traduce in possibili allergie. Gli alimenti più a rischio devono essere introdotti nella dieta del bambino a partire dal sesto mese e, in tutti i casi, non vanno mai somministrati contestualmente ad altri alimenti potenzialmente allergici.

Per esempio, fragole, pesche o frutti rossi, in genere, vengono introdotti nell’alimentazione del bambino dopo il primo anno di età, mentre altri cibi, come il tuorlo d’uovo o il glutine, è preferibile inserirli dopo il sesto od ottavo mese di vita, proprio per capire se il bambino sarà in grado di tollerare questi alimenti.

Anche l’allattamento al seno rappresenta una fase molto delicata: sebbene il latte materno non abbia controindicazioni, la madre ha il dovere di rivedere la propria alimentazione in base alle esigenze del neonato. Ciò significa anche eliminare – quando necessario – cibi che potrebbero alterare le qualità nutrizionali del latte. Invece, nel caso in cui la madre non abbia la possibilità di allattare e debba ricorrere al latte artificiale, l’allergia potrebbe nascere proprio verso le proteine del latte, per cui il pediatra dovrà prescrivere dei tipi di latte alternativi a quello artificiale.

Allergia alimentare: i sintomi

Di solito si pensa che solo attraverso specifici test, ci si possa accorgere di avere un’allergia alimentare. In genere questo non è sempre valido, dato che anche le allergie alimentari si possono manifestare a livello cutaneo come dermatiti pruriginose, oppure come bollicine sugli arti, o ancora sotto forma di macchie rosacee sull’addome. Questi sintomi insieme a vomiti, nausee e attacchi di asma non devono essere sottovalutati perché possono essere causati da una possibile allergia.

In genere, la prima forma di allergia che il neonato può contrarre nei primi mesi vita è la dermatite atopica, causata proprio da allergie alimentari. Questa patologia causa secchezza e disidratazione alla pelle del viso, delle braccia e delle gambe che inizieranno a riempirsi di macchioline rosse e di piccole vesciche, per cui il pediatra prescriverà una crema a base di cortisone oppure delle creme idratanti ed emollienti con cui lavare il neonato per qualche tempo al posto del normale sapone.

Allergie da contatto: quali sono?

Le allergie da contatto sono reazioni infiammatorie sempre di tipo immunitario della pelle e sono causate, in genere, da un’iperattività di mastcellule verso un determinato allergene. Di solito si presentano dopo i primi tre anni di vita e il bambino deve venire a contatto con gli allergeni quasi quotidianamente. Poiché si tratta di un tipo di allergia che coinvolge la pelle, è sempre consigliabile usare prodotti detergenti adatti per i bambini, che siano anche ipoallergenici.

Le allergie da contatto sono provocate, per la maggior parte dei casi, da metalli come il nickel che provocano nel bambino macchie rosse, gonfiori e pomfi non solo sull’arto che è venuto a stretto contatto col metallo ma anche su altre parti del corpo. In alcuni casi è preferibile rivolgersi al pediatra o recarsi direttamente al pronto soccorso se il bambino sta troppo male.

Se l’infante dovesse contrarre l’orticaria, infatti, bisogna tener presente che non sempre quest’ultima è dovuta solo al contatto con metalli o piante ma può essere causata anche da allergie alimentari e, in questo caso, solo uno specialista potrà riconoscerne le cause certe.

allergie nei bambini

Le allergie respiratorie

In genere le allergie respiratorie si manifestano nel bambino dai due anni in su e di solito sono legate alla polvere, alle muffe o alla presenza del polline. Per aiutare il bambino a sentirsi meglio e per prevenire queste allergie, è bene disinfettare sempre l’ambiente di casa avendo particolare cura della cameretta del piccolo e, in particolare, dei materassi, delle federe, dei cuscini, dei tappeti e dei peluche in cui potrebbero annidarsi gli acari della polvere.

Diversamente dalle allergie alimentari, quelle respiratorie durano di più perché coinvolgono polmoni, nasi e bronchi. La forma peggiore dell’allergia respiratoria è sicuramente l’asma di cui l’organismo del bambino tende a soffrire finché non diventa adulto.

Altri disturbi tipici delle allergie respiratorie sono anche un’assidua secrezione lacrimale, continui starnuti, raffreddori fuori stagione; al contrario, quando vengono attaccati i bronchi, il bambino soffrirà soprattutto di tosse e catarro, che potrebbero facilmente dar luogo a episodi asmatici. L’asma, infatti, è una delle malattie cui i bambini sono più soggetti, soprattutto se uno dei genitori ne ha sofferto in passato.

Gli attacchi d’asma possono essere anche molti pericolosi per il bambino e, in genere, è il pediatra a consigliare ai genitori quali sono le visite specialistiche a cui sottoporre il bambino. Se gli attacchi sono frequenti, il pediatra prescriverà una cura a base di cortisone o di un farmaco broncodilatatore e consiglierà ai genitori di portare al mare i bambini, dal momento che l’acqua salata e il sole hanno l’effetto di calmare le allergie respiratorie.

Le combinazioni

Non è raro che un bambino affetto da allergie alimentari possa essere colpito anche da allergie respiratorie o viceversa. Quando si è affetti da due allergie, gli allergologi parlano di allergie crociate. Queste sono causate da una particolare proteina contenuta in alcuni alimenti che è simile a quella di alcune piante. Dato che il sistema immunitario può reagire a sostanze diverse provocando allergie diverse, i sintomi accusati saranno vari e incrociati con altri, per cui potrà servire più di uno specialista per curarle.

Come individuare le allergie

Come detto sopra, esistono dei test specifici per individuare se un bambino è allergico e a cosa. Se il bambino accusa strani sintomi, la madre dovrà essere capace di descriverli al pediatra e di raccontare come si sono manifestati; inoltre, dovrà anche specificare se ci sono in famiglia i soggetti allergici. Nei bambini molto piccoli, poi, sarà utile un esame delle feci, oltre all’esame di eventuali reazioni cutanee che possono essersi presentate.

Gli esami che il pediatra prescrive al bambino dopo il primo anno di vita sono il prist test, il rasta test, il prick test e il patch test. I primi due sono esami del sangue da cui si riesce ad individuare la presenza di determinati anticorpi: nello specifico, il rasta test prevede di mettere a contatto piccoli campioni di sangue con estratti di determinati alimenti per capire se il piccolo soffre di particolari allergie alimentari.

Il prick test, invece, consiste in una lieve puntura della pelle del piccolo che, in questo modo, verrà messa in contatto con determinate sostanze per capire se il piccolo è allergico a qualcuna di queste: se dopo venti minuti compariranno bolle, arrossamenti o rigonfiamenti questo significa che il bambino è effettivamente allergico a quell’elemento con cui è stata messa in contatto la sua pelle.

Il patch test serve soprattutto per individuare le allergie da contatto: in questo caso, vengono mischiati la vasellina e l’allergene su un apposito cerotto che verrà applicato sulla cute per un paio di giorni; dopo questo periodo, se si saranno verificati arrossamenti, gonfiori o macchie, il medico potrà capire se il bambino è risultato positivo al test.

L’importanza della prevenzione

Per prevenire l’insorgere di allergie nei bambini, nei primi mesi di vita bisogna allattare il più possibile il bimbo al seno per trasmettergli tanti anticorpi e, se la madre è un soggetto a rischio, dopo i primi sei mesi potrà somministrargli anche un latte ipoallergenico.

Può essere utile anche introdurre non troppo presto nell’alimentazione del bambino cibi allergizzanti come uova, pomodori o pesce; anche tenere lontani gli animali domestici può prevenire l’insorgere di allergie. In tutti i casi, è molto importante tenere sempre pulita e disinfettata la cameretta ed usare materassi e cuscini ipoallergenici. La presenza di un deumidificatore in casa, invece, può essere importante per scongiurare il rischio di allergie respiratorie.

Farmaci antiallergici: quando e come usarli

I farmaci più efficaci per combattere i disturbi delle allergie sono essenzialmente di due tipi: gli antistaminici e gli steroidi. Inutile ricordare che non possono essere somministrati ai neonati e senza la dovuta ricetta medica. I farmaci antistaminici servono per contrastare l’azione dell’istamina, uno dei principali allergeni, inibendone l’attività; gli steroidi, invece, sono antinfiammatori per cui bloccano la formazione delle molecole che creano l’infiammazione allergica.

Per bambini con più di cinque anni, può essere utile l’uso dell’immunoterapia che tende ad alleviare le reazione allergiche grazie alla vaccinazione o alle gocce da somministrare al bambino per uso orale. In genere, l’immunoterapia è usata molto per contrastare gli effetti del polline.

Approfondire le allergie nei bambini

  • Angelini
    Sito della nota casa farmaceutica che spiega in breve le allergie che possono colpire il bambino
  • Farmasalute
    Approfondimenti per quanto riguarda le allergie che colpiscono l’apparato respiratorio.
  • Salus.it
    Un link utile dopo poter approfondire le notizie sulle allergie alimentari.
  • Benessere.com
    Un sito ben fatto che tratta la dermatite nelle sue diverse forme


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3 Commenti

  1. luigi
  2. Giovanni Lattanzi
  3. francesca

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