Allattamento al seno

È noto come il latte materno sia da sempre il miglior nutrimento per il bambino. Sostanze nutrienti, anticorpi e acqua arrivano al bambino attraverso l’allattamento, che rappresenta anche il contatto più profondo e più importante che il piccolo instaura con la madre. Di solito sono sei i mesi che la donna può e deve dedicare all’allattamento prima di iniziare lo svezzamento. Vediamone le regole e come e perché avviene questo cambiamento.

l'allattamento materno

Il bambino e il latte materno

La produzione del latte materno dipende da un ormone che viene stimolato dall’azione che il neonato pratica sul capezzolo della madre: la quantità di poppate che farà sarà direttamente proporzionale alla quantità di latte prodotto. Di solito, sia a livello fisico che mentale, una madre riesce ad allattare almeno per i primi sei mesi di vita del bambino; poi è forzata a diminuire le poppate o allontanarsi dal bambino a causa della ripresa della quotidianità lavorativa. Con gradualità, quindi, l’allattamento finisce per dare il posto alla successiva fase dello svezzamento. Prima del termine di sei mesi, è bene non abituare già il neonato a succhiotti o biberon, anzi sarebbe meglio se l’allattamento durasse più a lungo o almeno finché natura permette.

Purtroppo è nota la difficoltà che possono incontrare alcune madri di allattare a causa della carenza nella produzione di latte, in questi casi si cerca di integrare tale mancanza con il latte artificiale, che deve essere aggiunto al latte materno prodotto stesso durante l’allattamento. Non è infatti raccomandabile sostituire il latte materno con quello artificiale se non se ne ha un effettivo e reale bisogno, eppure sempre più spesso accade che le madri abbandonino la pratica dell’allattamento scegliendo per il latte artificiale, anche quando non sarebbe opportuno. È riconosciuto ufficialmente che un tale comportamento non è raccomandabile e che anzi si deve continuare ad allattare fin quando possibile, anche perché il rapporto che il bambino stabilisce con la madre durante le prime fasi di vita incide sul futuro rapporto genitore-figlio. Naturalmente  il discorso è diverso se la madre non riesce realmente a produrre latte: è costretta dalle circostante a svezzare prima il bambino.

 

Lo svezzamento, come e perché

Come detto, il periodo dell’allattamento minimo è di sei mesi, e questa durata è prescritta proprio dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che raccomanda di non passare allo svezzamento finché si può continuare ad allattare. Allora quando decidere il momento più opportuno per allontanare il bambino da sé? In genere, alcune mamma necessitano di uno svezzamento precoce a causa della scarsa produzione di latte o perché devono ributtarsi necessariamente  nel lavoro dopo la gravidanza. Il passaggio dall’allattamento allo svezzamento ovviamente favorisce il ridursi della produzione naturale del latte e ciò di conseguenza significa una riduzione del numero di poppate. Nel momento in cui si decide per il biberon e si inizia ad abituare il bambino al ciuccio del biberon, il corpo stesso smette automaticamente di produrre latte perché non viene stimolato.

Lo svezzamento e l’abitudine a succhiare il latte dal biberon avviene in realtà in modo abbastanza rapido: poiché risulta al bambino molto più facile bere dal biberon, imparerà ben presto a nutrirsi in questo modo e non vorrà più saperne dell’allattamento al seno. Anche per questo motivo, quando si decide per una fase mista tra allattamento e biberon, questa è destinata a durare poco perché il bambino si adatterà prima di quel che si pensi al biberon. È proprio la mancanza di stimolazione a far diminuire pian piano i livelli di prolattina e quindi a far scomparire del tutto il latte materno.



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