Come arredare un open space

Open space: un nome che sa di esotico, di strano, in realtà una tipologia abitativa sempre più diffusa, per tutto un appartamento o per solo una sua parte. Letteralmente, dall’inglese, significa spazio aperto e rende perfettamente l’idea di cosa sia e come sia caratterizzata questa tipologia di abitazione. Spesso però l’open space non è facile da sistemare e arredare, per questo serve qualche consiglio.

Come arredare un open space

Come arredare un open space

Come dice la locuzione che lo indica, l’open space è davvero uno spazio aperto. La sua concezione è quella di eliminare muri ed elementi di divisione tra gli spazi interni di una casa, per ricavarne uno unico e il più ampio possibile. L’open space abbatte e travalica in senso letterario quindi i confini dell’appartamento tradizionale, per una soluzione di più ampio respiro visivo e ideale, oltre che fisico.

In termini di aggettivi risulta:

  • Aperto
  • Libero
  • Luminoso
  • Spazioso
  • Arioso
  • Leggero

Cosa può essere l’open space

Più che una vera e propria tipologia abitativa, esso è un concetto, un modo di pensare, di creare e di organizzare lo spazio all’interno di un appartamento, che si può applicare a diversi tipi di abitazioni o a parti di esse. L’open space infatti può caratterizzare:

  • loft, abitazione da cui probabilmente è partito il concetto stesso di open space
  • attico
  • mansarda
  • monolocale
  • appartamento o un piano di una casa indipendente, come la tavernetta ad esempio, o il piano dedicato all’area giorno
  • parte di appartamento, a scelta del proprietario o di chi ci abita

Per questo ultimo caso, è esplicativo l’esempio del living: cucina, sala da pranzo, soggiorno, angolo conversazione, etc, sono uniti in un unico spazio senza divisioni; questa è una tipica applicazione del concetto di open space.

Spazio senza divisioni: come separare?

Avere un unico, grande spazio a disposizione per tutte le aree o per alcune delle aree di una casa, è un grosso vantaggio, perché permette davvero di ricavare porzioni di spazio aggiuntive e di utilizzare i necessari elementi portanti rimasti, quali pilastri e colonne, come elementi decorativi e funzionali in più. L’open space solitamente contiene per definizione:

  • zona notte
    con camera da letto, cabine armadio, eventuali vasche relax, etc
  • zona giorno
    che a sua volta comprende sala da pranzo, soggiorno, angolo relax, conversazione, area palestra, hobby, angolo studio e lavoro, etc
  • zona cottura
    con preparazione e conservazione dei cibi

Tuttavia, anche se si sceglie questo concetto applicato al proprio appartamento per i vantaggi che porta la presenza di uno spazio unico, sorge spesso l’esigenza di separare le aree funzionali, almeno visivamente, oppure con divisioni fisiche non troppo invadenti.

Esistono vari modi per mettere in atto divisioni che non ledano la scelta di uno spazio aperto e leggero come l’open space e possono essere:

  • pavimentazioni
    differenti per ogni area funzionale: la cucina ad esempio potrà essere delimitata visivamente da un cotto adeguato, rispetto alla zona giorno magari in resina o sempre in cotto ma di altro colore, che a sua volta differirà ancora dal parquet in legno della zona notte;
  • colore delle pareti
    che sfumano da una tonalità ad un’altra, la carta da parati oppure le decorazioni come quadri, poster, arazzi, gigantografie, mosaici, possono delimitare un’area funzionale piuttosto che un’altra;
  • porte scorrevoli a scomparsa
    ad esempio per dividere l’angolo cottura, opportunamente e autonomamente aerato, dal resto della casa quando si cucina, per evitare la diffusione degli odori di cottura: ideali per lasciare visivamente libero lo spazio quando non servono;
  • separè
    ed elementi decorativi da soffitto utilizzati per dividere: tali elementi possono ad esempio essere utilizzati per nascondere alla vista degli eventuali ospiti la zona notte e lasciarle così un’atmosfera di intimità;
  • librerie
    a giorno, double face, utilizzabili cioè sia da un lato che dall’altro, per dare il giusto “isolamento” all’angolo studio e lavoro, dal resto della zona giorno;
  • tavoli
    da pranzo o tavolini snack, anche richiudibili, per dividere visivamente la zona cottura dal resto della zona giorno senza appesantire lo sguardo;
  • muretti divisori
    a metà altezza, in muratura o utilizzando il vetrocemento, materiale che oltre a permettere colorazioni, sfumature ed effetti particolari, lascia passare la luce tra un ambiente e l’altro; se si sceglie di utilizzare il sistema ClicBlock non sono necessarie autorizzazioni da parte del comune né tantomento lavori di muratura, in quando i suoi elementi si agganciano a incastro;
  • zone soppalcate
    nel caso il soffitto sia di almeno 4 metri: solitamente sul soppalco si trovano la zona notte e l’angolo studio.

Suddivisioni obbligatorie

Nonostante la definizione del concetto di open space, esistono delle divisioni interne a un appartamento, obbligatorie per legge, per cui vanno necessariamente costruite delle pareti in muratura o in vetrocemento a tutt’altezza. Si tratta delle zone di servizio, cioè i bagni. In questo caso però, la divisione si limita alla sola delimitazione del vaso igienico o dei vasi igienici, mentre gli altri elementi possono trovare collocazione ideale anche nel resto dell’ambiente come elementi d’arredo o di relax, a seconda dei gusti del proprietario.

Se poi nel bagno prevedete anche la zona lavanderia, il consiglio è quello di delimitare anche quella, in modo da nascondere il disordine che solitamente la caratterizza.

Impianti nell’open space

Una domanda sorge sicuramente spontanea quando si parla di open space, date le sue caratteristiche particolari di spazio e di distribuzione: e l’impianto di riscaldamento? E quello idraulico? Per non parlare di quello elettrico? Le risposte possono essere molteplici.

Innanzitutto, per quanto riguarda l’impianto di riscaldamento, è sconsigliabile ma non vietato mantenere l’impianto tradizionale con i caloriferi, tuttavia questa soluzione ha diversi svantaggi:

  • Il primo è che eliminando le pareti divisorie, saranno poche quelle rimanenti per l’installazione dei caloriferi
  • In secondo luogo i caloriferi non sono adatti a scaldare spazi di grandi dimensioni come può essere l’open space, soprattutto se questo è molto sviluppato in altezza

Per questo è consigliabile scegliere tra tre soluzioni differenti:

  • L’installazione di un impianto di climatizzazione, con climatizzatori sistemati in punti strategici e scelti rigorosamente con tutte le caratteristiche per il risparmio energetico
  • L’installazione di radianti, vere e proprie creazioni di design che tramite l’induzione riescono a scaldare grandi spazi, soprattutto sviluppati in altezza
  • L’installazione di impianti radianti a terra, per scaldare uniformemente tutto l’ambiente

Per quanto riguarda l’impianto idraulico, la regola sarebbe quella di concentrare nella stessa zona gli elementi che necessitano del carico e dello scarico dell’acqua, come i sanitari del bagno, la vasca e/o la doccia, la zona cottura, la zona lavanderia, etc.

Per quanto riguarda invece l’impianto elettrico, la soluzione più funzionale sarebbe quella dell’installazione di un sistema a terra, oltre che a parete, per avere prese elettriche e punti luce anche al centro dello spazio privo di pareti, dove installare elementi che necessitino di corrente, come tv, stereo, computer, etc

Molti degli arredi e degli oggetti di una casa infatti, nell’open space troveranno collocazione al centro dello spazio piuttosto che lungo le pareti.

Come realizzare gli impianti a terra? In fase di ristrutturazione o di costruzione, se la soletta lo permette, si possono installare direttamente a pavimento. In alternativa, la soluzione migliore è quella di realizzare un pavimento galleggiante, cioè un pavimento rialzato di circa dieci centimetri rispetto all’originale, in cui sistemare tubi e fili degli impianti che possono così raggiungere ogni punto dell’appartamento. Gli impianti sarebbero così ispezionabili molto facilmente, ma la pavimentazione galleggiante dovrebbe essere realizzata a regola d’arte, perché deve risultare solida e compatta.

Sistemazione degli arredi in un open space

La grande quantità di spazio offerta dall’open space può disorientare nella scelta della sistemazione degli arredi, nonché degli stili d’arredo. Le soluzioni possono essere diverse e dipendono dal gusto personale, dalla quantità di aree funzionali di cui si necessita e soprattutto dalle dimensioni complessive dell’appartamento:

  • Si può optare per la sistemazione tendente verso il centro dello spazio e non addossata alle pareti; in questa soluzione gli arredi diventano protagonisti della casa e lo spazio sarebbe idealmente separato dagli stessi. Letti, divani, poltrone, tavoli, librerie, addirittura guardaroba, ma anche cucine intere a isola, potrebbero essere al centro dell’open space e dell’attenzione, quindi da scegliere con molta cura;
  • Si può invece optare per la sistemazione degli arredi addossati alle pareti, in modo da lasciare al centro diverso spazio libero: si tratta di una soluzione che visivamente si può ben adattare al concetto di open space, perché dona libertà e leggerezza all’insieme, oltre a lasciare spazio ad attività e hobby come la danza o la ginnastica. In questo caso gli arredi sarebbero sistemati come nelle stanze tradizionali, divisi per area funzionale, ma senza le pareti divisorie;
  • Si può scegliere un sistema misto, in cui alcuni arredi siano posti al centro e altri lascino invece più spazio in mezzo, essendo sistemati alle pareti: questa è la soluzione più diffusa, in quanto permette di mettere in risalto al centro dello spazio, soltanto quegli arredi scelti con cura che ci fanno felici;
  • Si può scegliere del tutto in controtendenza con ogni tradizione d’arredo, un misto di tutte le aree funzionali, mischiate in una composizione senza soluzione di continuità e senza divisioni nemmeno ideali o visive: letto e divani quasi uniti, poltrone in mezzo ai moduli della cucina, librerie accanto al guardaroba, attrezzi della palestra tra una chaise longue e l’altra; non c’è limite alla fantasia e al gusto particolare di persone piuttosto estrose, che nell’open space possono trovare la loro naturale collocazione;
  • Negli open space di piccole dimensioni, come ad esempio i monolocali, occorre scegliere soluzioni salva spazio e conviene optare per la sistemazione contro le pareti, nonché per il recupero di spazi attraverso arredi soppalcati (come ad esempio i letti) o soppalchi veri e propri, in modo da lasciare libero il centro del locale e creare visivamente più spazio.

E’ chiaro che, esseno lo spazio privo di divisioni, la scelta stilistica relativa agli arredi di tutte le aree funzionali, può prendere due strade:

  • Essere uniforme per tutti gli spazi presenti, dall’angolo cottura alla zona letto
  • Mischiare volutamente stili diversi per ogni zona presente o addirittura per ogni singolo pezzo scelto. Quest’ultimo caso si addice alla soluzione di sistemazione mista, dove vengono combinati gli spazi gli uni con gli altri, per portare all’estremo il bisogno di fantasia e di libertà del proprietario dell’open space.

Come trasformare un appartamento tradizionale in open space

Per trasformare un appartamento tradizionale in un open space, è necessario che si verifichino alcune condizioni abitative e che siano comunicate agli organi competenti le variazioni interne di costruzione:

  • Innanzitutto prima di compiere una scelta del genere, che potrebbe essere definitiva dati i costi e i lavori murari che comporta, assicuratevi che non possa nuocervi in futuro; la mancanza di privacy infatti che deriva da questa tipologia abitativa, sul lungo periodo e con una famiglia numerosa potrebbe diventare un problema; difficoltà che non si pone in caso siate single o coppia;
  • In secondo luogo occorre presentare in Comune una Dia, Dichiarazione di Inizio Attività e la comunicazione della nuova disposizione interna dell’appartamento, in modo che siano approvate ai sensi di legge, con le opportune divisioni obbligatorie;
  • Infine occorre che l’architetto e la ditta incaricata dei lavori, si accertino di quali siano le pareti portanti della casa: in fase di abbattimento dei muri infatti, occorre che quelli portanti rimangano, o meglio, non possano essere abbattuti del tutto, ma occorre lasciare pilastri o colonne derivanti da essi, che assicurino la stabilità dell’edificio.


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