More

Le more sono frutti prodotti dal rovo, pianta probabilmente più conosciuta in qualità di infestante piuttosto che nelle sue varietà commerciali. Eppure, nonostante si tratti di un frutto marginale e tendenzialmente sottovalutato, la mora è uno squisito prodotto del sottobosco ricco non solo di sapore e profumo, ma anche di sostanze utili per il benessere e i cui usi terapeutici sono noti sin dall’antichità. In questa guida scopriremo le caratteristiche delle more e delle piante dalle quali si ottengono, nonché i loro usi plurimi in cucina ed in erboristeria.

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Cosa sono le more

Le more sono frutti prodotti dal Rubus ulmifolius (rovo selvatico) e dal rovo coltivato (Rubus fruticosus), quest’ultimo privo di spine. Queste piante appartengono alla famiglia delle Rosacee; altre specie simili sono rappresentate da Rubus procerus e Rubus laciniatuse, che crescono in Italia, mentre il Rubus canadensis è una specie originaria del Nord America. Il rovo selvatico è un’essenza vegetale molto comune nelle zone marginali di campagna e collina, e si presenta come un arbusto perenne che produce tralci di lunghezza anche pari a tre metri. Come noto, questi fusti aerei sono provvisti di spine estremamente pungenti ed appuntite, resistenti e dalla forma arcuata. Non tutte le foglie vengono perse durante l’inverno, ma solo parte di esse; per questo, il rovo è definito come pianta semicaducifoglia.

Le foglie di rovo sono di colore verde scuro e dimensioni medie, ciascuna costituita tipicamente da 3-5 foglioline dal bordo seghettato; la pagina superiore è liscia, mentre quella inferiore presenta una leggera peluria biancastra. A partire dall’inizio della primavera e sino al sopraggiungere dell’estate il rovo produce piccoli, graziosi fiori di colore bianco o rosa, ciascuno formato da cinque petali di lunghezza compresa fra 10 e 15 millimetri e riuniti in infiorescenze. Dai fiori si formano poi le more che tutti conosciamo, piccoli frutti ciascuno formato da numerose, piccole drupe carnose che racchiudono al loro interno un semino. Le more sono dapprima di colore bianco-verdastro, poi rosa scuro-rosse e infine, a maturazione sopraggiunta (da luglio a settembre), diventano viola scuro-nerastre e dall’aspetto lucido. Il gusto è tendenzialmente dolce e, talvolta, presenta anche una lieve punta di acidulo.

Il rovo cresce spontaneamente in gran parte dell’emisfero boreale. È tendenzialmente considerata una pianta infestante, poiché cresce e si diffonde facilmente soprattutto nelle zone ai margini di campi, boschi e zone umide. Questo è dato dall’elevata capacità pollonifera della pianta, che produce in continuazione sempre nuovi tralci. I requisiti per la crescita del rovo sono inoltre di ben poca entità: si tratta è infatti di una pianta molto rustica, che cresce bene in zone soleggiate, su terreni profondi e dotati di buona umidità. La pianta è inoltre resistente alle temperature rigide invernali ed alle gelate tardive. Una volta radicata – e questo gli agricoltori lo sanno bene – è praticamente impossibile riuscire a rimuovere il rovo: né il taglio, né i prodotti fitosanitari e nemmeno il fuoco riescono a dare risultati soddisfacenti.

Coltivazione delle more

In genere la pianta di rovo selvatico (Rubus ulmifolius) cresce ai limiti di campi, sentieri, boscaglie; questa pianta è talvolta mantenuta allo stato incolto allo scopo di formare siepi in grado di tenere distanti gli intrusi da cascine o poderi di campagna. Frequentemente gli apicoltori coltivano il rovo in prossimità delle proprie arnie allo scopo di fornire nettare alle api, supportando così la produzione del miele; il rovo è anche una pianta in grado di creare veri e propri corridoi ecologici per la fauna selvatica, soprattutto nelle zone coltivate. È soprattutto il rovo ‘commerciale’ (Rubus fruticosus) ad essere coltivato per i suoi frutti, anche se quello selvatico spesso non ha nulla da invidiare, in termini di sapore, alle cultivar selezionate.

Le varietà di rovo coltivate a fini commerciali non presentano spine, e sono principalmente di origine nordamericana; si ricordano in particolare le cultivar Dirksen Thornless, Black Satin, Thornfree e Hull Thornless. Anche il Rubus fruticosus, al pari del rovo selvatico, è una pianta molto rustica che cresce bene su tutti i tipi di terreno, ma che si esalta particolarmente su suoli soffici, leggermente acidi (pH 5-6), profondi ed umidi. Il rovo coltivato cresce bene sia in condizioni di mezz’ombra che in pieno sole, e generalmente viene fatto aggrappare a sostegni a spalliera. L’irrigazione non è richiesta, e viene praticata solo in caso di prolungata siccità. Se coltivato in serra, il rovo garantisce l’inizio della produzione già verso la fine del mese di giugno; la raccolta può proseguire fino a settembre.

Come aprire una coltivazione di more

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Proprietà benefiche delle more

Le more sono frutti ricchissimi di vitamina C e, in misura minore, di vitamina A. Il loro contenuto calorico è di circa 50 kcal ogni 100 grammi ed oltre al sapore piacevolmente dolce-acidulo che le rende adatte per l’uso in cucina, queste bacche sono utilizzate anche in erboristeria. Le more non fanno bene solo per via delle sostanze contenute nella polpa, ma anche quelle dei semini: questi infatti contengono buone quantità di acidi grassi Omega-3 (acido alfa-linolenico) ed Omega-6 (acido linoleico). Data la dimensione dei semi bisogna consumare una quantità di more certamente non indifferente per avere gli effetti benefici di riduzione del colesterolo “cattivo” (LDL) che questi acidi grassi garantiscono; ad ogni modo, nulla vieta di considerare le more come un piccolo ‘aiuto’ in tal senso.

Tradizionalmente le more sono conosciute per le loro proprietà astringenti e lassative, ma vengono consigliate anche nei casi di debilitazione perché sono un vero e proprio concentrato di vitamine. Grazie agli antiossidanti contenuti questi frutti contrastano i radicali liberi, aiutano a combattere i fenomeni di degenerazione cellulare e svolgono un’azione protettiva nei confronti dell’apparato cardiocircolatorio.

In omeopatia e nella medicina naturale tutte le parti del rovo (non solo il frutto, ma anche germogli, radici, foglie e fiori) vengono utilizzate come rimedi naturali soprattutto per la cura di infiammazioni del cavo orofaringeo, emorroidi e dissenteria. Foglie e fiori di rovo possono ad esempio essere utilizzate per preparare infusi e decotti con i quali effettuare gargarismi per curare faringiti e mal di gola, mentre con i germogli si possono preparare impacchi per il trattamento delle emorroidi. Le radici del rovo possiedono inoltre proprietà espettoranti.

Secondo la tradizione popolare, un rimedio per alleviare i disturbi intestinali e depurare l’organismo si può preparare con i germogli teneri di rovo, raccolti in primavera. È sufficiente macerarli nell’acqua, ottenendo così una bevanda naturale e disintossicante. Sempre a proposito delle foglie di rovo, una ricerca italiana del 2002 ha riscontrato la presenza di una molecola organica (un antrone, per l’esattezza) che svolge un’azione antimicrobica nei confronti dello Staphylococcus aureus, bacillo che nell’uomo può causare infezioni anche serie.

Uso delle more in cucina

Le more sono frutti particolarmente delicati, che da freschi non possono essere conservati a lungo. Per questo è abbastanza difficile trovarli all’interno dei punti vendita della grande distribuzione; i costi di questi prodotti freschi confezionati sono inoltre spesso decisamente elevati, a causa della raccolta dei frutti che avviene a mano. Se possibile, meglio consumare frutti raccolti con le nostre mani: è sufficiente – se possibile! – recarsi in campagna o in zone collinari durante il periodo estivo. Le more fresche sono deliziose, sicuramente più di quelle confezionate o surgelate, e anche se estremamente deperibili se ne possono fare diversi usi, che consentono di gustarle anche a distanza di mesi.

Il modo migliore di gustare le more è certamente da fresche: sole, oppure all’interno di una macedonia mista, addolcita semplicemente con succo di limone e zucchero (o miele). Appena raccolte, le more costituiscono un ottimo accompagnamento per yogurt e gelato alla crema, ma possono anche essere utilizzate per preparare gustosi frappé. Dalle more si può ottenere un saporito succo, da consumarsi come bevanda rinfrescante oppure da utilizzare per la preparazione di cocktail, sia alcolici che analcolici. Le more intere o il loro succo possono essere inoltre utilizzati per produrre ottimi vini aromatizzati, sciroppi, grappe ed acquaviti come, ad esempio, una particolare versione di ratafià alle more.

Le more possono anche essere utilizzate per guarnire dolci: in particolar modo, è ottima la crostata di more (da sole, o con altri tipi di frutti di bosco), magari farcita con della crema pasticcera. Il dolce della crema crea, infatti, uno squisito contrasto con il sapore talvolta leggermente acidulo dei frutti del rovo.

Per godere a lungo delle squisite more si può decidere di utilizzarle per produrre marmellate o conserve, sia in purezza che mescolate con altri tipi di frutta. Tipicamente si possono produrre marmellate con frutti di bosco misti, ma da provare è anche quella di mele e more di rovo.

Non solo le more, ma anche i germogli del rovo sono commestibili. In primavera questi germogli, teneri e verdi, vengono raccolti e brevemente scottati in acqua salata; ecco così un insolito (ma ottimo) contorno di verdure, da condire semplicemente con un filo d’olio extravergine di oliva, limone, sale e pepe.



2 Commenti

  1. mirella
  2. pasquale

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