Ipovitaminosi: carenza di vitamine

La carenza di vitamine non è tutta dello stesso “genere”. Solitamente si parla di ipovitaminosi quando la vitamina è presente ma in quantità insufficienti per l’organismo. L’avitaminosi, invece, riguarda quei casi, anche se molto più rari, in cui la vitamina è totalmente assente. Da considerare, inoltre, che ogni situazione ha sintomi specifici e propri a seconda del tipo di vitamina presa in considerazione, e può causare diversi disturbi o, addirittura, malattie.

Ipovitaminosi e avitaminosi

L’ipovitaminosi, ad esempio, può dipendere da un’insufficiente assunzione di vitamina con gli alimenti, da un aumento del fabbisogno (come avviene in gravidanza) oppure dalla presenza di alterazioni intestinali che ne impediscono l’assorbimento (alcune patologie o l’alcolismo cronico). Solitamente, la somministrazione di dosi calibrate di vitamina tramite l’alimentazione o specifici integratori, è sufficiente a eliminare lo stato di ipovitaminosi e i quindi sintomi provocati dalla carenza di vitamine.

Ipovitaminosi

Cosa succede quando c’è carenza di vitamine

Tutte le vitamine hanno la caratteristica di agire in piccole quantità, al massimo nell’ordine di 100 milligrammi al giorno. Tuttavia la carenza di una vitamina riduce notevolmente la velocità dei processi metabolici specifici di cui la vitamina stessa entra a far parte. Gli effetti clinici di una ipovitaminosi protratta nel tempo, che si chiamano “sindromi da deficienza vitaminica”, possono essere molto gravi.

Milioni di persone nei paesi poveri, ad esempio, rimangono vittima di malformazioni neonatali, cecità, disabilità, ritardi mentali, debolezza immunitaria, perfino morte per mancanza di adeguate quantità di vitamine e sali minerali nella dieta. Paradossalmente, alle nostre latitudini, l’abitudine a comprare anche cibi che non sono necessari, ha causato un incremento di sindromi da ipervitaminosi, cioè da eccesso di vitamine nell’organismo.

Una condizione, questa, rara quanto evitabile visto che, secondo gli esperti, queste patologie (che sono opposto esatto dell’ipovitamonosi) deriverebbero, quasi esclusivamente, da un eccesso di assunzione di integratori alimentari. In definitiva, dunque, se si gode di buona salute è sufficiente una dieta sana, ricca di frutta, verdura e legumi per garantire un adeguato apporto di vitamine al nostro organismo.

Assunzione e fabbisogno di vitamine

Le vitamine ci vogliono, e ne dobbiamo ingerire a sufficienza. In linea di massima, comunque, per le persone che godono di buona salute, o che hanno la fortuna di vivere nella parte ricca del pianeta, è sufficiente una dieta ricca e varia. È chiaro che il discorso cambia in caso di persone che si trovano a vivere condizioni patologiche particolari. In gravidanza, poi, è richiesta un’integrazione di acido folico, mentre con l’avanzare dell’età può rendersi necessario un supplemento di vitamina D contro l’osteoporosi.

Gli integratori, invece, possono essere utili ai bambini inappetenti, o a chi ha dovuto seguire lunghe terapie antibiotiche. Principio cardine resta, comunque, un’assunzione costante nel tempo. Attualmente, però, solo di alcune vitamine sono note, esattamente, le quantità giornaliere raccomandabili (vitamine: A, D, PP, acido folico, B1, B2, B6, B12). Per le altre, invece, si tende a far riferimento a un intervallo definito “di sicurezza”.

Il fabbisogno vitaminico varia a seconda dello stato fisiologico o, in alcuni casi, patologico dell’individuo: età, sesso, ma anche gravidanza e allattamento. La carenza di vitamine e le malattie che a questa si possono associare (la pellagra, il beri beri, il rachitismo, che sono tutte provocate da ipovitaminosi) sono un problema importante nei paesi sottosviluppati, sia per la malnutrizione sia per alcuni tabù alimentari. Nei paesi sviluppati, invece, sussistono problemi di tutt’altra natura dovuti, più che altro, a supplementi eccessivi o da diete sbilanciate e carenti in particolari alimenti. Diete ipocaloriche o vegetariane, ad esempio, possono indurre nell’organismo il decremento di alcune vitamine essenziali.

L’uso di diete ipercaloriche, invece, può portare a un eccesso solo di alcune vitamine, spesso le liposolubili, e a una riduzione di quelle idrosolubili. Da tenere presente, inoltre, che alcuni farmaci possono avere effetti indesiderati sull’assorbimento. Diversi procedimenti di cottura o di preparazione, infine, possono portare a un peggioramento qualitativo di alcune vitamine. Tuttavia, la concentrazione di una certa vitamina, non scende mai al di sotto del 50%. Nell’organismo umano, le vitamine idrosolubili vengono eliminate con una certa rapidità attraverso le urine. Proprio per questo motivo difficilmente si accumulano.

Le vitamine liposolubili, al contrario, vengono immagazzinate con maggiore facilità, soprattutto nel tessuto adiposo. Un loro eventuale eccesso, di conseguenza, viene smaltito più lentamente e con maggiore difficoltà. Ecco spiegato il motivo per cui è sconsigliato ricorrere a dosaggi vitaminici giornalieri elevati e, soprattutto, continuati rispetto a quelli considerati ottimali. L’uso di vitamine in quantità maggiore di dieci volte rispetto ai fabbisogni consigliati, infatti, può produrre effetti supplementari che possono anche risultare negativi.

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