Data di scadenza degli alimenti

Non prestate troppa attenzione alle date di scadenza che trovate sulle confezioni di alimenti e prodotti. Le diciture “Consumare preferibilmente entro il…” o “Da vendersi entro il…” hanno davvero poco significato. Non stanno affatto a aisgnificare che fino a quel giorno il prodotto è commestibile e il successivo diventa velenoso. Oppure che nell’arco delle 24 ore le sue qualità precipitano sino a renderlo immangiabile. Scopriamo dunque insieme la verità sulla data di scadenza dei prodotti, che si trova impressa sulla confezione e sull’etichetta.

La data di scadenza a volte vuol dire davvero poco. Un esempio pratico? Ho un filetto nel frigorifero che, secondo la data di scadenza riportate sulla confezione, sarebbe scaduto quattro giorni fa, eppure a me sembra che sia ancora commestibile. Decido allora di tentare la sorte. Lo annuso. Non sento alcun odore sgradevole di carne in putrefazione, nessun fetido e strano liquido mortifero, solo l’aroma corposo della carne ben invecchiata. La mangio. È buona, e sono ancora vivo e vegeto.

E questo non è solo un esperimento isolato o un mio intimo desiderio di ribellione. Il fatto è che la data di scadenza ha davvero poco, pochissimo significato, in quanto il cibo inizia a deteriorarsi dal momento in cui è colto o macellato o in ogni modo processato, ma il momento esatto in cui inizia a non essere più mangiabile dipende grosso modo da dove e come viene conservato: l’umidità e il calore sono infatti gli acerrimi nemici di qualsiasi cosa vogliate conservare a lungo, a cominciare dal cibo.

Accorgimenti per conservare gli alimenti

A volte è sufficiente adottare dei piccoli accorgimenti per conservare più a lungo le vostre scorte alimentari. Un pacchettino di carne trita, infatti, avrà più possibilità di conservarsi più a lungo se la mettete in fondo al frigorifero dove fa più freddo, invece che sotto alla lampadina (che emette calore, per quanto poco e per poco tempo). E questa non è pura fantascienza, ma sono osservazioni che ci vengono confermate anche da uno scienziato nel campo dell’alimentazione dell’Università del Minnesota, di nome Ted Labuza, che ha spiegato come la data di scadenza molto spesso si riferisce alla qualità e alla freschezza ottimale di un prodotto, più che all’eventuale sicurezza del cibo, e per di più hanno anche margini molto più ampli del necessario. Per essere sicuri di riuscire ad abbracciare qualsiasi tipo di attitudine culinaria e di conservazione, le aziende che producono prodotti alimentari prendono come punto di riferimento le persone più pigre con le cucine meno accessoriate e una minima attenzione alla conservazione dei cibi, e impostano la data di scadenza basandosi su quel criterio.

Nel caso degli alimenti più facilmente deperibili, ad esempio il latte e la carne, i consumatori più responsabili, ad esempio quelli che mettono subito gli alimenti in frigorifero appena rientrano dal supermercato, possono godere di un “periodo di grazia” che va dai tre ai sette giorni dopo la scadenza della data “Da vendersi preferibilmente entro il…”.

Per quel che riguarda le verdure confezionate, numerosi studi hanno dimostrato che la perdita delle proprietà nutritive delle verdure è solo apparentemente legata al loro deterioramento fisico. Se i vostri broccoli diventano gialli o se i vostri fagiolini diventano secchi allora sì che siamo di fronte a una perdita delle preziose vitamine che contengono, ma se tutto sommato alla vista le vostre verdure sono ancora belle, potete tranquillamente ignorare la data di scadenza.

Per fare un altro esempio di alimenti di uso comune, la pasta e il riso hanno una durata di vita di oltre un anno. Un pacco di biscotti non ancora aperti può durare dei mesi prima che il grasso contenuto all’interno ammuffisca e diventi acido. Gli impasti per dolci e torte hanno almeno sei mesi di vita. Gli alimenti inscatolati sono potenzialmente gli alimenti più sicuri al mondo e dureranno per anni e anni se conservati in un luogo fresco. Lo stesso Labuza sostiene di aver mangiato una latta di pollo inscatolato di circa sette anni e di averla trovata molto gustosa e saporita, come se l’avesse aperta immediatamente dopo averla acquistata al supermercato.

Conformità delle scadenze

Non solo le date di scadenza possono risultare fuorvianti per quel che riguarda la vera deperibilità di un prodotto alimentare, ma non c’è neanche alcuna conformità di impiego e di utilizzo, solo una grande confusione. Alcuni produttori infatti utilizzano la dicitura un po’ vaga “Da consumarsi preferibilmente entro il….” mentre altri preferiscono essere un po’ più imperativi quando scrivono “Consumare prima del…”. Altri ancora, invece, utilizzano la dicitura (per altro assolutamente inutile sotto il punto di vista della sicurezza) “Da vendersi preferibilmente entro il…”. Una dicitura, quest’ultima, che serve a mantenere la coscienza di chi vende senza macchia ma che non offre ai consumatori alcuna indicazione utile su una data limite per il consumo.

Questa disparità nelle diverse diciture utilizzate è una conseguenza del fatto che, con l’eccezione delle diciture degli alimenti per neonati e bambini, non esiste una vera regolamentazione a livello nazionale né europeo per quel che riguarda le date di scadenza, e quindi neanche nessuna standardizzazione. Alcune nazioni utilizzano alcune diciture, altre nazioni altre. Di conseguenza è facile evincere che la data di scadenza posta su un determinato prodotto dipende interamente dall’azienda che lo produce, sempre quando non viene modificata dai negozianti disonesti o incuranti che magari vi applicano sopra un’altra etichetta con scadenza posteriore per non ritrovarsi con scorte invendute

Valore legale della data di scadenza

Oltre tutto, le date di scadenza non hanno neanche un vero valore legale. Solo l’anno scorso, un giudice americano ha sovvertito una sentenza che condannava un imprenditore che aveva ri-etichettato qualcosa come un milione e mezzo di bottigliette di condimento per insalata con un’etichetta che diceva “Da acquistarsi preferibilmente entro il…”

Il giudice infatti ha argomentato che l’imprenditore era stato ingiustamente condannato per aver venduto del condimento scaduto e quindi marcio o rancido e di conseguenza dannoso per la salute, quando non c’era nessuna evidenza che il prodotto più vecchio rispetto alla data di scadenza fosse davvero pericoloso per la salute.

Le date di scadenza dei prodotti alimentari nascono per ispirare nei consumatori un certo senso di fiducia nei confronti di quello che stanno acquistando, ma questo senso di sicurezza che ci danno effettivamente non è molto veritiero. La verità è che sono gli stessi consumatori, alla fine, che si devono prendere carico di giudicare la freschezza e la commestibilità A volte, infatti, il buon senso si rivela miglior consigliere di un’etichetta.

Sicuramente se tutti facessimo così sulle confezioni si potrebbero eliminare le date di scadenza per sostituirle, magari, con delle guide su come conservare correttamente il cibo per prevenirne il deterioramento. Se proprio dobbiamo spendere le nostre energie per ingaggiare una battaglia, infatti, invece che sui batteri del deterioramento dei cibi, tutto sommato piuttosto innocui per il nostro organismo, è meglio concentrarci sui quei batteri che causano malattie pericolosissime come la salmonella e la listeriosi.

Queste malattie, che possono essere mortali, non sono causate dal deterioramento dei cibi ma da condizioni igieniche insufficienti che si possono incontrare in un qualsiasi punto della catena di produzione e confezionamento di un prodotto alimentare. Un sistema informativo che aiuti i consumatori a difendersi dall’Escherichia Coli, infatti, può essere molto più utile alla comunità di un’etichetta che dichiari che il prodotto nella confezione perderà il suo gusto unico in un determinato giorno.



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Questo articolo ha 6 commenti

  • Giovanni Lattanzi scrive:

    PEr Gln14, assolutamente in accordo con lei !

  • Gln 14 scrive:

    Sarebbe meglio se,invece della data di scadenza del prodotto, fosse indicata la data di produzione e l’indicazione del periodo massimo e delle modalità di conservazione

  • Giovanni Lattanzi scrive:

    Per Nico. In molti casi la data di scadenza è un limite posto per legge, ma non è detto che il cibo buono ieri diventi guasto il giorno dopo. La data è messa dal produttore secondo legge per tutelarsi; lui garantisce che il prodotto è commestibile entro quella data. Oltre non si assume responsabilità. Però il buon senso ci dice che un pollo rimasto sempre perfettamente congelato (che non è sato quindi scongelato e ricongelato) e che è stato congelato all’origine in conzidioni igieniche e alimentari perfette, non si guasta dopo pochi giorni dalla scadenza.

  • nico scrive:

    io ho un pollo che e scaduto da 3 giorni ma estato in frigo congelato lo buto o posso cucinare

  • Roberto Becherini scrive:

    Dopo aver letto il tuo report crdo di poterti dire che sia auspicabile che lo stato intervenga su questa tematica e non che ci si fidi di un qualche santone incontrato per strada. Io faccio così.

  • salvatore scrive:

    conosco tanta gente che guarda sempre la scadenza,e se è scaduta di un giorno butta via tutto anche se sono dei poveracci,per me è un gran peccato visto che tanti non possono nemmeno comprarselo il cibo.le ditte farebbero meglio a spiegare come meglio conservarlo,ma forse a loro gli conviene di più smerciare così facendo e guadagnare di più.

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