Biodiversità alimentare

Sono circa 300.000 le specie vegetali riconosciute dall’uomo e presenti sulla Terra di cui circa 30.000 sono considerate potenzialmente commestibili. Queste cifre già fanno capire di per sé la complessa varietà dell’intero ecosistema: la biodiversità alimentare va pertanto tutelata e considerata come un vero e proprio patrimonio di tutta l’umanità.

Biodiversità alimentare

Biodiversità alimentare: cultura e ambiente

Le varietà di piante e le specie di animali presenti sulla Terra sono state stimate essere oltre 1,4 milioni, ma non tutte sono ancora state scoperte dall’uomo. Questa grande differenziazione sta proprio a sottolineare che l’intero ecosistema si basa sulla biodiversità.
Da questa grande ricchezza, l’uomo ha la possibilità di reperire tutto ciò che gli serve per quanto riguarda la sua alimentazione.
La biodiversità alimentare è una garanzia in fatto di qualità dei prodotti e salute del consumatore.
Per promuovere la biodiversità alimentare è necessario valorizzare e perseguire alcuni obiettivi come:

  • valorizzare prodotti locali e tipici di un territorio;
  • tutelare l’ambiente;
  • incentivare i metodi dell’agricoltura biologica;
  • rispettare i criteri di sostenibilità sia nell’agricoltura sia nell’allevamento;
  • ridurre le fonti di inquinamento;
  • evitare lo sfruttamento eccessivo del suolo e delle risorse naturali;
  • evitare tutti i fattori che stanno modificando cambiamenti climatici a livello planetario;
  • promuovere le tradizioni e culture locali.

Al mondo ci sono, secondo fonti del Wwf, circa 2 milioni di specie di cui 10.000 batteri, 72.000 funghi, 50.000 protisti, 270.000 piante vascolari, 1.318.000 animali (1.265.000 invertebrati e 52.500 vertebrati). In Italia, secondo fonte del Ministero dell’ambiente, la biodiversità è caratterizzata da 58.000 specie faunistiche, 7.841 specie floristiche, oltre 20.000 specie di funghi, 2.323 licheni.

Diffusione della monocoltura

La monocoltura rappresenta un altro rischio per la biodiversità alimentare: un numero crescente di agricoltori si stanno dedicando alla coltura di un’unica specie al posto di coltivare un’ampia varierà di piante. In questo modo si contribuisce a ridurre la biodiversità agricola e spesso tali scelte sono dettate da motivazioni economiche in quanto si tende a coltivare la specie più richiesta e di cui è facile ottenere un maggiore raccolto.
Spesso, inoltre, le piante da monocoltura sono delle varietà ibride, ovvero non si riproducono spontaneamente in natura, ma l’agricoltore deve acquistare questo tipo di semente dalle aziende che le producono.
Mangiare sano significa anche rapportarsi alla cultura e alla tradizione del luogo, scegliere cibi genuini, la cui produzione rispetti l’ambiente in ogni singola fase della filiera produttiva.

Tecnologia e biodiversità alimentare

Una domanda da porsi ai nostri giorni è proprio se la tradizione può coniugarsi con la tecnologia. Si tratta, infatti, di una vera e propria sfida di questo millennio che vede mettersi in gioco tanti soggetti, dagli agricoltori alle grandi lobby, dalla quantità alla qualità dei prodotti.
Sicuramente quello che non deve venir meno è una chiara e corretta informazione a tutela del consumatore che deve poter essere messo nelle condizioni per fare i suoi acquisti in modo consapevole e sapere cosa di fatto mette nel suo carrello della spesa, in particolare per quanto concerne tutti i generi alimentari.
Oggi è sempre più frequente che il cibo che si consuma sia stato prodotto da multinazionali, aziende leader nel settore agricolo e in quello zootecnico. Per fare un esempio pratico, i semi di soia o di mais e di altre colture sono tutti della stessa varietà e non sono fertili, ovvero l’agricoltore deve acquistarli per poter l’anno successivo di nuovo piantarli.
Negli Stati Uniti, dove la questione della biodiversità alimentare è davvero in pericolo, la soia Ogm è più diffusa di quella dell’agricoltura tradizionale e il 99% dei tacchini sono di una varietà che ha la caratteristica di avere un petto piuttosto ampio proprio per permettere di ricavare maggiore carne: il petto è così ampio che i tacchini non riescono a riprodursi naturalmente e si ricorre all’inseminazione artificiale.
La minore biodiversità alimentare inevitabilmente arreca una minore varietà di cibo: basti pensare che appartengono al regno vegetale circa 300.000 specie riconosciute e classificate dall’uomo, di cui 30.000 sono commestibili, 3.000 coltivare per fini alimentari e 30 specie rappresentano quelle più utilizzate a livello mondiale e solo il riso, il mais o il frumento rappresentano il 60% di tutte le calorie consumate.

Riferimento per l’approfondimento

Eat: Ng
www.eat-ing.net
Sito del progetto di educazione ambientale “Eat: Ng – Educare alla responsabilità agroalimentare nel territorio: inchieste, natura e giornalismo” rivolto alle scuole secondarie di primo e secondo grado.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *