Tè (tea o te)
Il tè (tea o the): storia della bevanda bionda
Lo conosciamo come una
bevanda che si consuma calda, preferibilmente, ma che nel tempo è
diventata anche un’alternativa senza bollicine alle bibite gassate
d’estate, sorseggiata fresca. Solo acqua e zucchero, magari
aromatizzata al gusto di frutta, o erbe aromatiche. Tutto qui, in
fondo, per noi Italiani abituati al regno sovrano del caffè, avezzi
come siamo a considerare il tè un’abitudine più consona alla cultura
anglosassone, oppure a quella orientale.
Eppure dietro alla apparentemente semplice operazione di bollitura
di piccoli pezzi di foglie essiccate ci sono una storia millenaria,
culture raffinatissime, miti e leggende.
Quella più nota viene dalla Cina, e narra che fu un imperatore della
dinastia Nung, Shen Nung, a scoprire, in modo del tutto casuale,
come spesso avviene, la possibilità di dissetarsi in modo nuovo.
Secondo la leggenda l’imperatore, che era solito sorseggiare acqua
di fiume calda in una tazza nei momenti di pausa durante i lunghi
viaggi all’interno del suo regno un giorno si trovava sotto un
albero. Alcune foglie caddero nel recipiente e l’aroma di quel
primo, inconsapevole infuso, diede modo al mondo di scoprire l’uso
delle erbe in infusione, e quindi del tè.
Nel paese del sol levante l’uso del tè si fa risalire circa al terzo
secolo, adottato dapprima solo dalle comunità buddiste; ma in breve
tempo l’uso del tè divenne una abitudine della popolazione che
iniziò a scandire varie tappe della giornata con la pausa dedicata
al tè. Da quel momento per molti aspetti la civiltà cinese è stata
fortemente influenzata dalle molteplici funzioni che il tè assumerà.
Sarà un pezzo consistente del tesoro dell’imperatore; un mezzo
attraverso il quale pagare altra mercanzia, e quindi lo Stato
imperiale i porrà il monopolio.
In Europa però il primo tè ad essere conosciuto non proverrà dalla
Cina, ma dal Giappone: sono stati infatti i viaggiatori Portoghesi,
che per primi arrivarono in Giappone, a venire in contatto con il tè
giapponese (unico paese nel quale ancora resiste fortissima una
cultura tradizionale che tramanda una vera e propria cerimonia del
tè, con scuole e testi codificati). I portoghesi iniziarono a far
conoscere il tè nel resto d’Europa, e i primi a fare oggetto di
commercio vero e proprio furono gli Olandesi, la con la loro
Compagnia Olandese delle Indie Orientali.
La popolarità del tè crebbe a macchia d’olio anche in Francia,
Olanda e Inghilterra, dove come sappiamo è diventato un vero
appuntamento fisso durante la giornata (l’immancabile tea time!
intorno alle diciassette). In Italia, dove comunque regge la
supremazia del caffè come bevanda sociale una ricerca del 2002 ha
rilevato che ogni anni in media vengono consumate 42 tazze a testa;
non è più raro trovare nelle città più importanti negozi
specializzati e tematici che dedicano al tè spazio e attenzione,
nonché nei bar fioriscono le offerte di tè raffinati e aromatizzati
come diversivo anche dell’aperitivo.
Chi produce il tè (tea o the) e dove nascono le differenti varietà
La pianta del tè è un
arbusto sempreverde, che si presenta con piccoli boccioli bianchi
che assomigliano a piccole rose.
Nel mondo la nazione che detiene la palma di maggiore produttrice
del tè è la Cina, (non per niente il nome scientifico del tè è
quello che proviene dalla prima foglia conosciuta, la varietà Thea
sinensis, ovvero cinese, come la battezzò il botanico svedese Linneo
nel 1753); dalla Cina provengono quasi tutta la produzione delle
qualità Lung Ching, Gunpowder, Lu Mu Dan, Shui-Hsien, Ch'i-Men Mao
Feng); seconda è il Giappone, con le qualità Bancha, Matcha, Sencha
e Gyokuro, tutti tè della qualità verde), seguita dall’India dalla
quale specialmente nel mediterraneo si importano le qualità Assam e
Darjeeling.
Pregiata anche la coltivazione europea di tè che si coltiva nelle
isole Azzorre.
Ormai la preparazione del tè in commercio è standard e non varia di
molto nelle arie parti del mondo. Le foglie, prodotte da un albero
sempreverde di altezza media (non supera quasi mai i due metri)
vengono seccate e poi triturate sino ad assumere la nota taglia
piccola e allungata.
Il raccolto viene effettuato tre volte all’anno, seguendo i momenti
di maggiore mitezza del clima: la prima ad aprile, la seconda
all’inizio estate e la terza a metà autunno.
Le due varietà di tè lavorate per la grande produzione sono quella
del tè nero (che presenta una maggiore quantità in tannini, ovvero
sostanze eccitanti) e quella del tè verde,(prodotta in prevalenza in
Giappone) che in questi ultimi decenni è stata rivalutata anche dal
punto di vista medico per le sue qualità di antiossidante.
Tanti modi per preparare il tè (tea o the)
Anche se a livello di
rituale codificato l’unico che resiste è quello della tradizione
cerimonia del tè giapponese, un complicato e fascinoso rito che si
impara ancora oggi da maestri e maestre che girano per il mondo a
tramandare i gesti e i tempi esatti per servire la bevanda è
possibile dividere le tecniche di preparazione in tre differenti
scuole: quella del tè bollito; quella del tè sbattuto e infine
quella del tè in infusione.
Nella prima modalità le foglie sono direttamente fatte sobbollire
mentre l’acqua si scalda sul fuoco, nella seconda invece le foglie
vengono raccolte in una garza e poi bagnate con acqua bollente e
fatte colare, mentre nella terza il tè viene immesso nell’acqua
bollente e successivamente eliminato con un colino quando si è
ottenuta la bevanda. Tutte le scuole concordano comunque che c’è un
minimo tempo di contatto con l’acqua calda che non può essere
inferiore ai tre minuti: al di sotto di questo tempo, infatti, non
ci sarebbe la possibilità per le sostanze contenute nelle foglie di
sprigionarsi.
Ampio e anche aspro dibattito suscita tra chi ama il tè la pratica
dell'aggiunta di latte o limone, tipica del teatine nella cultura
anglosassone. C’è chi sostiene che questa aggiunta sarebbe motivata
dalla necessità di non scaldare troppo la tazza, evitandone la
rottura; di certo più ‘trasgressiva” del limone che non viene mai
usato dai cinesi né dai giapponesi.
Varietà di tè (tea o the) più apprezzate e usate in Europa
Ecco le qualità che
consumiamo e conosciamo maggiormente:
Assam - si tratta di una varietà di t è nero prevalentemente
indiano che in infusione produce una bevanda forte, dal sapore
deciso e dall'aroma molto speziato. Per gli Inglesi è ottimo con
l'aggiunta di latte.
Bancha - ecco il più noto tè verde giapponese, diffuso
soprattutto nella cultura culinaria e salutista macrobiotica, che
viene raccolto in estate e costituito da foglie grandi. L'infuso ha
un aroma fresco e un sapore amarognolo.
Feng - tè nero cinese di qualità fra le più rare al mondo,
con alle spalle la storia illustre che lo vuole come il primo e
unico tè riservato al solo imperatore secondo gli antichi testi del
periodo imperiale. L'infuso è di colore ambrato, tendente al rosso.
Darjeeling – ancora un tè nero indiano molto apprezzato, al
punto che si è aggiudicato il soprannome di ‘champagne dei tè’,
forse anche per il suo retrogusto di uva e la sensazione frizzante
che lascia in bocca.
Earl grey - si chiama così la varietà di tè nero aromatizzato
al bergamotto, un tipo di tè che riscuote sempre o la massima
approvazione o il massimo disprezzo, essendo considerato dai puristi
una forma di barbarie sulla originaria lavorazione delle foglie.
Questa varietà aromatica è diffusa specialmente in Inghilterra, e
proprio da qui ci arriva una notizia curiosa, che fa capire come il
‘tea time’ sia una tradizione radicata e fondamentale per il popolo
anglosassone: il trasloco dell'Ufficio delle imposte di Liverpool fu
sospeso, a metà anni ’90, dal momento che i nuovi locali non avevano
ancora la mensa attrezzata e gli impiegati non avrebbero potuto
sorseggiare il loro tè pomeridiano.
Tè (tea o the) in bustine o sciolto?
Vietate in modo
tassativo le bustine se siete amanti della tradizione, che prevede
l’uso delle foglie sciolte in infuso; le bustine sono ammesse solo
al di fuori della tradizione, e del tutto bandite sia in Cina che in
Giappone, almeno nelle case.
Da preferire, per la garanzia di assenza di pesticidi e conservanti
le confezioni di prodotto biologico, con l’accortezza di consumare
sempre entro la data di scadenza, e controllare se, nel caso delle
bustine, siano presenti piccoli fori nella garza, che segnalano la
prima formazione di larve di camole.
Controindicazioni del tè (tea o the)
Si parla più spesso
della ‘pericolosità’ del caffè’ per il suo contenuto eccitante di
caffeina, controindicata a chi soffre di disturbi cardiaci o fatica
a prendere sonno, o sconsigliate nella prima infanzia e durante
l’allattamento; da sapere tuttavia che con una tazza di tè preparata
con infusione di una normale bustina (che contiene circa due grammi
di foglie) si assumono circa 6o mg di caffeina (che nel tè si
definisce teina) e circa 150 mg di tannino.
La presenza del tannino contribuisce a mitigare l’effetto eccitante
della caffeina, ma c’è da tenere in conto che di solito si consuma
più tè che caffè a tazze, e che quindi il rischio per chi ha
problemi di assumere molta sostanza eccitante esiste più con il tè
che con il caffè. Per questo sia il tè che il caffè sono considerate
entrambe e a pieno titolo bevande nervine.
Link a siti web utili per approfondire la conoscenza del tè (tea o the)
Tea time
Il sito italiano tutto dedicato al tè come bevanda, rito e arte del ricevere
La pagina del te
Curiose pagine sulla bevanda tra storia e consigli