Birra
Birra, la bevanda bionda che appassiona il mondo: scoprirla, conoscerla, gustarla.
La birra porta nel nome
la sua natura. Dal latino 'bibere' - bere, indica una bevanda legata
strettamente all'idea del bere come esperienza assoluta che
travalica i confini del bere per dissetarsi. Esperienza a 360° per
nutrire, assaporare, gustare....
Secondo la leggenda, è stata battezzata da una madrina e un padrino
di indubbio prestigio, la dea romana del grano Cecere (Demetra per
il greci) e il vescovo Arnoldo, santificato per aver trasformato il
mosto in birra al fine di scongiurare una epidemia di colera.
I popoli antichi conoscevano la birra.
E' difficile stabilirne i
natali, poiché tutti i luoghi, tutte le epoche e tutti i popoli
presso i quali era praticata la coltivazione dei cereali,
producevano anche birra. La bevanda era considerata fonte di
ristoro, di convivialità e anche di benessere, nella misura in cui
le vitamine e i sali minerali in essa contenuti svolgevano un'azione
benefica sul corpo.
Babilonesi.
Nell'antica Mesopotamia la birra aveva un ruolo centrale nella vita
commerciale e nei rituali religiosi. Veniva infatti utilizzata come
moneta per il compenso dei lavoratori impegnati nella produzione
delle venti varietà di birra vendute nella città di Babilonia (due
litri di chiara al giorno), e nel corso dei funerali assumeva la
funzione di rituale propiziatorio per celebrare la memoria del
defunto e assicurargli, tramite l'offerta del prezioso liquido alle
divinità, un sereno riposo.
Diffusa la credenza che la forza e il potere di Ishtar, la dea della
vita, traessero alimento proprio dalla birra, il cui valore non
poteva essere affievolito neanche dal potente dio del fuoco Nusku.
Esemplare un articolo del "Codice di Hannourabi" risalente al 1700
a.c., che prescrive per chi compia il sacrilegio di annacquare la
birra prima della vendita, nientemeno che l'annegamento nella
stessa.
A Babilonia circolavano birre rosse, chiare, scure, e poi
aromatizzate, leggere e forti, e ancora alcuni tipi che non
derivavano dall'orzo, bensì da altri tipi di cereali: le kurunnu
venivano prodotte con la spelta, un cerale rossastro simile al
grano, di colore scuro e sapore forte, mentre le sikaru erano le
tradizionali provenienti dall'orzo.
Egizi
Considerata la bevanda del dio Osiride, aveva un forte valore
rituale: veniva offerta alla dea Erneunet per propiziare le
gravidanze e il dio della scrittura Thout, al quale era donata
insieme a frutta e focacce da parte dei bambini.
Ma se per i Babilonesi la produzione di birra rappresentava un
elemento centrale dell'economia locale, presso gli egizi era
semplicemente uno dei tanti prodotti artigianali; in ogni caso,
diversi faraoni erano proprietari di fabbriche di birra, come
testimonia l'iscrizione funebre rinvenuta su una tomba reale: "Io
ero uno che produceva orzo".
Popolo ebraico
I libri sacri contengono accenni al consumo di birra durante la
festa degli Azzimi celebrata in ricordo della fuga dall'Egitto,
occasione in cui veniva consumata insieme al pane senza lievito.
Greci
In territorio ellenico la birra non era prodotta, ma consumata in
larga misura. I Greci non erano secondi a nessuno riguardo
all'importazione della bionda, che raggiungeva il picco massimo
durante le feste in onore di Demetra: poteva assentarsi l'orzo in
occasione del compleanno della dea delle messi? La 'zythos' era di
provenienza fenicia e sostituiva ogni altro tipo di bevanda nelle
occasioni ufficiali come i giochi olimpici, quando il vino era
assolutamente bandito.
Celti
I celti sono noti come gran bevitori di birra e del resto secondo
una leggenda il popolo irlandese è nato grazie ai Formoriani,
deformi creature rese immortali dalla conoscenza dei segreti della
fabbricazione della birra, a quali l'eroe Mag Meld lo ha sottratto.
Secondo i racconti di Giulio Cesare, prima di avviare una
trattativa, i celti si dedicavano ad una lunga bevuta, attingendo la
birra direttamente da un corno.
Medioevo
Nel Medioevo per la prima volta nella storia della birra si sceglie
di utilizzare il luppolo in luogo delle altre spezie per
aromatizzare la bevanda e si tratta a tutti gli effetti del primo
passo verso l'industrializzazione del prodotto, che viene studiato
in diverse varianti e non semplicemente prodotto ad imitazione dei
precedenti. Il tutto si svolge nei monasteri, dove sono le stesse
suore a preparare la birra, per darla in parte ai malati e ai
viandanti.
In Inghilterra la birra è assurta in breve tempo al rango di bevanda
nazionale.
La lunga storia della birra
Dopo gli esordi in cui
veniva consumata unicamente nel corso delle feste parrocchiali (al
fine di ricavare fondi per la manutenzione delle chiese e dei
conventi), ha vissuto un momento di gloria perché l'acqua in epoca
medioevale era soggetta ad infezioni e, di converso, la birra
durante la preparazione veniva bollita e poi sterilizzata. Era
chiamata 'ale', in quanto priva di luppolo, in opposizione alle più
diffuse varietà con luppolo consumate nel resto dell'Europa,
accomunate sotto il nome di 'beer'.
Nel 1300 la Gran Bretagna era attraversata da un tessuto di birrerie
senza pari, secondo una tradizione di consumo che si è rinnovata
fino ai nostri giorni.
Nell'anno Mille nel nord Europa prese l'avvio la produzione
industriale e in Germania fece la sua comparsa la figura del mastro
birraio, mentre la bevanda continuava la sua trionfale avanzata
nelle abitudini di consumo di tutto il continente in modo sempre più
specializzato, finché nel 1516 l'Editto sulla Purezza ha fissato dei
canoni generali a cui attenersi, individuando nell'impiego di malto
d'orzo, acqua e luppolo le caratteristiche della birra doc.
Nel 1660 la birra sbarca oltreoceano, portata dai Padri Pellegrini
nell'America delle invenzioni che la restituiscono lavorata con il
procedimento della bassa fermentazione e pastorizzata a temperature
alte.
Nel frattempo in Italia il consumo di birra è cresciuto in modo
esponenziale e costante dal Medioevo, soprattutto al Nord, dove le
incursioni barbariche dei Lanzichenecchi contribuiscono a
diffonderla. La prima fabbrica nasce però relativamente tardi, nel
Settecento, a Nizza, che all'epoca era parte dell'Italia, grazie
alle scoperte di Lazzaro Spallanzani relative al lievito, elemento
necessario per la fermentazione.
In breve il Piemonte si butta nella mischia e ancora più in breve i
Savoia, appurate le potenzialità redditizie della bevanda, pensano
bene di tassarla, ma questo non ferma la sua diffusione, tanto che
nel 1890 si contano già centoquaranta aziende produttrici di birra.
In questo periodo la birra ha l'aspetto di un 'birrone', una bevanda
dal gusto molto forte mischiata con l'acqua e preparata con alta
fermentazione. All'inizio del Novecento nascono anche delle
fabbriche per la coltivazione dell'orzo da birra, in modo da
produrre in proprio le materie prime.
Gli ingredienti della Birra
Gli ingredienti
fondamentali sono quattro: acqua, cereali, lieviti e luppolo. La
birra è infatti un alimento sano, che deriva dalla commistione di
elementi presenti in natura che fanno parte della più antica storia
dell'alimentazione.
Analizziamoli brevemente uno ad uno:
Il malto
Deriva dalla trasformazione dei cereali, in primis l'orzo, ma anche
frumento, avena e segale, tutte varietà con germogli forti.
Dopo quarantotto ora di immersione in acqua, i chicchi sono fatti
germinare per qualche giorno e poi vengono essiccati in forni
appositi: la modalità di essiccazione determina il tipo di malto e
il tipo di colore. Il malto scuro ha un sapore tostato e deciso,
mentre il chiaro presenta un gusto fresco e più leggero. Non
esistono limiti alla mescolanza di tipi diversi di malto al fine di
ricavare differenti qualità di birra, ognuna con un sapore
particolare.
Il lievito
In base ad esso si distingue tra alta e bassa fermentazione. Nella
alta, il lievito Saccharomyces cerevisiae sale a galla nella vasca
nel corso del procedimento, mentre nella bassa il Saccharomyces
uvarum si deposita in basso, sul fondo. La differenza è legata non
solo al tipo di lievito impiegato, ma anche alla temperatura, che
nel primo caso si attesta tra quindici e venti gradi centigradi ,
mentre nel secondo tra cinque e dieci. Il lievito rappresenta
comunque un elemento fondamentale del processo di lavorazione,
poiché influisce sulla consistenza della birra, donandole un aspetto
più o meno spumoso, più o meno aromatico, più o meno denso
Il luppolo
E' una pianta rampicante che può crescere fino a sei metri di
altezza e produce fiori femminili che sono utilizzati per la birra e
fiori maschili lasciati a se stessi perché inutili. In autunno
avviene la raccolta, ma solo in poche lavorazioni di stampo
artigianale vengono ancora utilizzati i fiori, mentre la maggioranza
delle industrie utilizza il concentrato di luppolo, che si conserva
più a lungo e costa meno.
L'acqua
Ogni birra vuole la sua acqua. Tipicamente le fabbriche di birra
sorgevano vicino alle sorgenti, che vantano acqua inimitabile dal
punto di vita qualitativo; al giorno d'oggi tutto si può ricreare,
quindi non è più necessario. Il fattore da tenere sotto controllo è
la percentuale di sali minerali, dai quali dipende la durezza
dell'acqua.
I valori nutrizionali della Birra
Le vitamine, il potassio
e i sali minerali contenuti nella birra la rendono una bevanda
nutriente.
Le vitamine, in particolare la B6, agiscono positivamente sulla
regolarità delle funzioni intestinali, mentre il potassio, unito
alla presenza minima del sodio, agevola il processo diuretico,
aiutando in questo modo i reni nel loro lavoro. Da non trascurare,
inoltre, l'effetto di deterrente contro le patologie
cardiovascolari.
In fondo la birra è costituita da acqua nella misura del 93% e per
il rimanente 7% da alimenti sani e salutari, come il malto, il
lievito e il luppolo. Il malto è particolarmente utile, perché le
sue pareti interne contengono una buona dose di fibra solubile, che
è un toccasana per la digestione e per l'assorbimento dei cibi.
E' credenza diffusa che a birra faccia ingrassare, o meglio, che
gonfi lo stomaco. La sensazione di gonfiore in realtà viene meno
dopo poco, nella misura in cui il processo diuretico è addirittura
aiutato dalla bevanda. Il punto è che, se si persevera nel berne
troppa e troppo spesso, lo stomaco può dilatarsi, ma non perché la
birra contenga chissà quale sostanza 'gonfiante', bensì perché, come
per molti atri alimenti, il troppo stroppia...e in questo caso
gonfia.
Pertanto, se si esce a cena con gli amici, non ha senso rinunciare
ad un buon bicchiere di birra fresca, in un grande boccale con il
manico, che sposa benissimo con una bella pizza; però, se si esce
anche la sera dopo, magari è più sensato berne in minor quantità. Il
corpo ringrazierà....in quanto abbiamo introdotto le sostanze utili
per l'organismo, ma senza eccedere, e lasciando allo stomaco il
posto che gli spetta all'interno della cintura...
Dal punto di vista calorico, non ha un grande apporto, si consideri
che per cento grammi di birra si contano soltanto trentaquattro
calorie, e nei casi di birra light si scende ancora fino a ventotto;
il massimo a cui si possa arrivare è sessanta calorie, nelle
versioni forti della bevanda.
Semmai l'attenzione va posta sul contenuto alcolico, per il quale
esistono dei parametri generali per evitare di esagerare con
l'assunzione di alcol: per le donne, il massimo consentito è trenta
grammi di alcol, per gli uomini quaranta. Tali valori corrispondono
a due o tre bicchieri di birra della portata di 0,25 centilitri.
E' per questo che la birra è presente in diverse diete, perché i
benefici sono superiori alle controindicazioni, come dimostrano
numerose ricerche condotte in tutto il mondo che hanno dimostrato
come un sano stile di vita, l'attività fisica, il controllo del peso
e un massimo di tre bicchieri di birra al giorno svolgano una attiva
azione di contrasto nei confronti delle malattie cardiovascolari e,
più in generale, diano un contributo non indifferente al benessere
complessivo dell'organismo.
Per comprendere appieno quanto il numero di calorie sia basso, è
utile un confronto con altri tipi di bevande ben lungi dall'essere
criminalizzate come la birra, che tradizionalmente viene accusata di
veicolare calorie, gonfiore, grasso.
Abbiamo detto che cento grammi di birra corrispondono a 34 calorie:
ebbene, il succo di carota ne ha 35, il succo di frutta 56, un
bicchiere di latte 64 (intero) e 46 (parzialmente scremato), un
cocktail di frutta sciroppata arriva a 57. Meglio un bicchiere di
birra o un aperitivo a base di vino? Secondo il sentire comune si
risponderebbe che è preferibile il vino, senza sapere che si
barattano le poche 34 calorie con le 186 dell'aperitivo.
Le tipologie di birra
Per classificare i
numerosi tipi di birra si ricorre ai tre parametri della vista,
dell'olfatto e del gusto.
Il colore in primis
Il colore è legato alla tostatura dei cereali ed esiste una scala di
intensità sancita dal SRM, lo Standard reference method riconosciuto
a livello a internazionale.
La birra più comune ha un colore giallo paglierino, venato a volte
di verdognolo per via del luppolo, mentre la chiara non filtrata
tende più all'ambrato, che diventa aranciato nelle 'ale'
britanniche. Il rossastro subentra per le doppio malto tostate in
modo particolare, e il bruno si associa alle doppelbock, alle scotch
ale, alle stout e alle porter, che sono quasi nere.
Ovviamente le chiare hanno un aspetto limpido e le scure lievemente
torbido, perché queste ultime contengono ancora i lieviti, che non
vengono filtrati.
Secondo, l'olfatto
L'aroma della birra regala una gamma di sfumature pressoché
infinita. Dal luppolato al floreale, dal maltato al fruttato, il
tutto a diversi livelli di intensità.
In generale, nelle chiare la fragranza è fresca e tenue, anche se
nelle pilsner è più penetrante per via della presenza de luppolo,
mentre nelle ale diventa corposa ed erbacea, per tingersi di note
penetranti ma fruttate nelle scure. Le birre di frumento presentano
il particolare e distintivo profumo definito a 'naso di pane'.
Terzo, il gusto
Il sapore della birra dipende da una gamma di fattori che spaziano
dalla tipologia di cereali allo stile di fabbricazione alla modalità
di conservazione.
E' universalmente noto, comunque, che il gusto tipico è l'amaro
legato al fiore di luppolo. Ed è la sua presenza più o meno invasiva
e determinare le diverse intensità di amaro, nonché la
partecipazione del malto che ne stempera la valenza amarognola in un
gusto in bilico tra il dolce e l'amaro.
Fondamentale è poi il retrogusto, la sensazione che rimane nella
bocca dopo che la birra è stata deglutita: in questo, al di là delle
classificazioni e dei livelli generali di amaro, amabile, dolce,
abboccato, amarognolo, è la percezione individuale a fare la
differenza.
Birra ghiacciata: si o no? Conoscere la temperatura giusta
Sembra proprio di no. E
un po' ci dispiace....
Ma gli esperti insegnano che il freddo stempera la fragranza e
'anestetizza' le papille gustative, uniformando il gusto della
bevanda ad una dimensione che non tiene conto delle caratteristiche
precipue del prodotto.
Anche qui, esistono delle regole rigide riguardo alla temperatura a
cui servire la birra senza svilirne le caratteristiche sensoriali.
Birra chiara (lager, pils, ice, bianca, light) o aromatica
(weisse). Temperatura fra cinque e nove gradi.
Bitter ale e brown ale. Tra sette e nove gradi.
Strong ale e doppelbock. Undici gradi.
Scotch ale. Si sale a dodici.
Barle wine (e le altre molto alcoliche). Dai tredici gradi in
su.
Inoltre, la schiuma è un indicatore di temperatura adeguata. Troppo
poca indica una condizione termica eccessivamente rigida, mentre in
eccesso rimanda a temperatura poco fresca.
Come bere bene la birra: bottiglia o bicchiere?
Abbiamo parlato di aroma,
sapore, temperatura....ma non dimentichiamo che l'occhio vuole la
sua parte e che il modo in cui si presenta un alimento è
fondamentale quanto il suo sapore.
Nel caso della birra, legato a doppio filo è il bicchiere, compagno
di viaggio insostituibile che regala sensazioni di piacevolezza,
perché legato non solo al prezioso liquido che contiene, ma anche
alla dimensione di intrattenimento, di relax, di svago.
Anche qui, iniziamo con il condannare una delle abitudini più
diffuse: bere dalla bottiglia. Non si fa, è bene saperlo. E' poco
elegante - ma questo può anche non interessare; ma il fatto che lo
stretto collo della bottiglia impedisca agli aromi di raggiungere la
bocca non è trascurabile. Uomo avvisato....
Viva il bicchiere, quindi. Bicchiere rigorosamente deterso a mano,
poiché i detergenti per lavastoviglie lasciano sulle pareti una
invisibile patina che ostacola la formazione e la persistenza della
schiuma.
Per una degustazione professionale, si utilizza il tulipano sia
nella versione stretta all'imboccatura, sia in quella panciuta usata
anche per alcuni vini.
Per le birre aromatiche, il bicchiere è snello e stretto, in modo da
trattenere l'esuberanza del gusto; per le ale britanniche c'è la
tradizionale pinta, che rallenta la formazione della schiuma; per le
birre di frumento, il weisenbeck stretto alla base, dalla forma
allungata ma non stretta; la coppa è indicata per le aromatiche, per
via della capienza.
Pollice verso per l'amatissimo boccale, o meglio, per l'uso
improprio a cui è soggetto. In realtà servirebbe solo per la lager
bavarese stile Oktoberfest, perché è ampio (il modello tipico arriva
a contenere un litro di birra), resistente, allegro con la comoda
impugnatura a manico; in pratica è utilizzato per tutto, forse
perché reperibile sul mercato a prezzi non esorbitanti.
Elenco delle birre
Bitter ale
Tipica birr inglese aromatica prodotte con il procedimento dell'alta
fermentazione. Di solito alla spina, nella versione classica
contiene il 4% di alcol.
Altbier Tedesca
Dall'alta fermentazione una birra dal colore ambrato carico e un
tasso alcolico del 4, 5%. Diffusa a Düsseldorf.
Bière blanche
E' una birra di frumento prodotta in Belgio, dal sapore molto
speziato. Livello di alcol: 5%
Barley wine
Molto alcolica, supera il 9%. Dorata o ambrata.
Berliner weisse
Birra di frumento berlinese, ha solo il 3% di alcol e un gusto acido
stemperato spesso con il succo di frutta.
Bière de mars
Francese a bassa fermentazione confezionata in autunno in vista dei
festeggiamenti per l'inizio della primavera. Alcolicità del 5%.
Birra di puro malto
Malto d'orzo e di frumento puri. Nella variante 'doppio malto' ha
una gradazione pari a 14,5 e alcol a livello del 6,5%.
Bock
Bassa fermentazione, prevalenza di malto, alcol 7%.
Draught
Dal termine inglese 'alla spina', contiene nelle lattine e nelle
bottiglie un dispositivo meccanico che riproduce l'impressione della
spillatura.
Ice beer
Nel corso della maturazione viene congelata. E' chiara e leggera.
Lager
Indica una birra chiara, poco alcolica e dal gusto amabile,
derivante da una lunga stagionatura, ma può anche diventare scura e
forte.
Lambic
Frumento, malto d'orzo, fermentazione prima spontanea e poi di nuovo
in bottiglia, è una birra belga chiara e acidula. A volte viene
addolcita con lamponi, ribese neri, pesche, ciliegie e in questo
caso prende il nome di framboise.
Il trionfo della Birra: l'Oktoberfest
Per gli estimatori della
'bionda', per chi non riesce e non vuole farne a meno, per chi la
considera una compagna nei momenti felici e un conforto in quelli
bui....ad ottobre Monaco di Baviera apre le porte del paradiso. Due
settimane di stand dedicati, con musica, balli e soprattutto birra,
birra, birra.
Servita nei tradizionali boccali da un litro da forzute cameriere
che ne sollevano quattro alla volta, ancheggiando tra la folla
intrattenuta anche dai tipici piatti bavaresi come il bue arrosto.
Celebrata la prima volta nel 1810 per il matrimonio del principe
Ludwig I di Baviera, attira ogni anno milioni di visitatori sotto il
segno della birra.
Impossibile non visitarla per il vero amante della bevanda.
Link a siti web di grand produttori di birra
MORETTI
www.birramoretti.it
La prima fabbrica nasce nel 1859 a Udine e la birra viene acquistata
in Austria. Al grande successo viene associata nel 1942 l'immagine
simbolo dell'uomo Moretti: "genuino, tradizionale, autentico".
L'etichetta raffigurante l'uomo con i baffi e il boccale in mano ha
fatto il giro del mondo e l'uomo-immagine è stato interpretato da
diversi personaggi dello spettacolo.
La classica birra Moretti è realizzata a bassa fermentazione con una
mistura di pregiati luppoli: chiara, dorata, adatta per il pasto e
per una tranquilla chiacchierata con gli amici.
Seguono altre varianti, quali la rossa, la doppio malto e la famosa
Baffo d'Oro di puro malto ottima per accompagnare i tipici piatti
italiani come la pasta e la pizza.
HEINEKEN
www.heineken.it
Molto più che una birra, la Heineken rappresenta uno stile di vita.
Dopo il successo planetario ottenuto attraverso il gusto di una
birra prodotta secondo le tecniche tradizionali con attenzione alle
materie prime, la Heineken percorre la strada di fenomeno culturale,
di brand vincente tra i giovani, ai quali propone concerti ed eventi
attraverso una partecipazione capillare al mondo della musica e
dello sport.
L'ultima arrivata è la Heineken DraughtKeg, una tanica a pressione
da ben cinque litri provvista di maxi-maniglia e completa della
manopola per la spillatura. Qualitativamente si mantiene per trenta
giorni dopo l'apertura.
PERONI
www.peroni.it
Dal 1846, prima a Vigevano, poi a Roma, diffusa a livello
internazionale, emblema della birra italiana. Equilibrio di luppolo
e malto, gusto leggermente amaro, lager chiara dal colore giallo
oro: queste le caratteristiche e le motivazioni del successo. Il
tono dissetante e leggero è conferito dall'aggiunta del granoturco
(di rigorosa provenienza italiana). Un tocco in più per un prodotto
unico.
CERES
www.ceresbeer.com
"Ceres c'è". C'è dal 1856 e il suo nome è un omaggio alla dea della
fertilità.
La più famosa è la strong ale, chiara doppio malto, a bassa
fermentazione, con percentuale di alcol pari a 7,7. Assaporata nei
pub in particolare dai giovani e in particolare dalle donne,
attratte dal gusto leggero arricchito dall'aroma della frutta secca.
Ma non solo strong: Ceres c'è anche in altre varianti, per ogni tipo
di palato ed occasione.