Come scegliere il giubbotto

All’interno della categoria dei “giubbotti” si possono annoverare tanti indumenti di tipo diverso, anche se ci sono alcuni elementi che rimangono invariati: ad esempio, tutti i giubbotti presentano, al loro interno, imbottiture di lana o di cotone e all’esterno sono foderati con poliestere. Se è però vero che hanno certamente alcune caratteristiche comuni, poi si differenziano notevolmente nelle loro varianti per dimensioni, lunghezza, tessuto, presenza di elementi specifi come il cappuccio, tipologie di chiusure.

Alcuni di questi elementi diventano degli standard che arrivano a caratterizzare il capo fino a farne un fashion symbol, come avvenuto ad esempio per il Barbour, il Fay o altri prodotti di moda degli anni scorsi.

In termini di utilizzo, i giubotti vanno indossati sopra le giacche o i maglioni e, in alcuni casi, sotto al k-way o ad altri indumenti impermeabili qualora il loro tessuto non fosse in grado di proteggere dalla pioggia.

Tra le caratteristiche ve ne sono alcune che possono variare di molto da modello a modello.

Alcuni di questi elementi diventano degli standard che arrivano a caratterizzare il capo fino a farne un fashion symbol, come avvenuto ad esempio per il Barbour, il Fay o altri prodotti di moda degli anni scorsi. Naturalmente ci sono

Come scegliere il giubbotto giusto

Al momento di interrogarci su come scegliere il giubbotto giusto per noi ci sono alcune valutazioni che vanno fate oltre a quelle estetiche. La lunghezza invece non è un elemento caratterizzante del giubbotto, nel senso che ne esistono di tutte le lunghezze, da quelli che arrivano fino alla vita o anche più corti che arrivano all’ombelico, a quelli che scendono fino a metà coscia fino ad arrivare ai modelli tanto lunghi che quasi toccano terra.

Per quel che riguarda l’eventuale cappuccio, possiamo considerarlo un optional o comunque un elemento variabile nello scegliere il giubbotto. Può essere parte integrante del giubbotto, essere attaccato con cerniere o bottoni ed essere rimovibile e addirittura essere in tela leggera e impermeabile che può essere ripiegata all’interno del colletto quando non serve.

come scegliere il giubbotto

Esistono modelli totalmente privi di maniche che vengono definiti anche “gilet imbottiti” oppure “giubbotti gilettati”, mentre altri modelli sono provvisti, all’interno, di un gilet realizzato in giubba, che si può rimuovere con una cerniera o con dei bottoni per indossarlo solo nella stagione più fredda.

Come scegliere il giubbotto: il Bomber

E’ un giubbotto dalle caratteristiche particolari che ha attraversato molti anni di utilizzo, rimanendo tendenzialmente invariato nel modello. È un giubbotto abbastanza corto che presenta degli elastici alla fine delle maniche e in vita, le maniche piuttosto ampie e una chiusura frontale tramite una cerniera. Viene prodotto in diversi colori tra cui il blu, il boreaux, il grigio e il nero, anche se il colore più utilizzato è il verde militare. La parte interna invece in praticamente tutti i modelli è arancione, e negli anni passati è andato di moda, tra le generazioni più giovani, indossarlo al contrario, quindi con la fodera arancione all’esterno.

Ma parliamo un po’ della storia di questo particolare indumento: nacque, infatti, come indumento per i piloti della Prima guerra mondiale che dovevano pilotare degli aeroplani con l’abitacolo all’aperto e che quindi dovevano essere ben protetti dall’aria e dal freddo. Nel 1915, la Royal Flying Corps decise di dotare i propri aviatori di questo tipo di giacche anti vento, che divennero poi i famosi bomber.

I bomber fecero il loro ingresso nel mondo della moda civile tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, e vennero subito impiegati dai gruppi e dalle sottoculture urbane come simbolo di riconoscimento e di appartenenza. La sottocultura che più delle altre fece del bomber il suo simbolo di riconoscimento fu, negli anni Novanta, il gruppo Skinhead, così come, una decina di anni dopo, i gruppi Hip-Hop. Al giorno d’oggi il bomber ha perso qualsiasi valenza politica e di appartenenza a gruppo, non ha alcun riferimento iconico o simbolico pur continuando a essere un indumento di moda tra i più giovani.

Come scegliere il giubbotto: il Chiodo

E’ un giubbottino in pelle nera che arriva fino alla vita. La sua particolarità è quella di aver mantenuto il suo design invariato negli anni, sempre al di sopra delle mode ma mai al di fuori, modificandosi solo nei più piccoli dettagli: negli anni Ottanta, infatti, i metallari usavano decorarlo con spille, catene e borchie di vario tipo, mentre negli anni Novanta la linea del chiodo divenne leggermente più sagomata e aderente in modo da poter essere scelto anche dal pubblico femminile.

Il chiodo è anche uno dei giubbotti maggiormente presenti nella produzione cinematografica a livello mondiale. Basta pensare al chiodo indossato da Marlon Brando nel film Il Selvaggio, datato 1053, oppure a quello indossato da James Dean, un paio di anni dopo, nel celebre film Gioventù Bruciata. E ancora, il chiodo era praticamente la seconda pelle di Arthur Fonzarelli, il celebre Fonzie del telefilm di successo Happy Days, e anche il capo di abbigliamento preferito da molti personaggi del film Grease, e ancora più in là negli anni ci viene in mente il chiodo indossato da Tom Cruise nel celebre Top Gun.

Tutti questi film e il successero che riscossero presso il pubblico hanno contribuito alla straordinaria diffusione del chiodo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, diventando anche l’icona di culture come quella dei punk, dei fanatici del rock e dell’hard rock, dei greaser e dei biker. A questo proposito va detto che, nel 2007, è stato creato un modello di chiodo per motociclisti, quindi con adeguate protezioni all’interno, e questo per celebrare il Marlon Brando che, nel film Il Selvaggio, guidava una Triumph Bonneville. Fu la stessa casa motociclistica ad occuparsi della realizzazione di questo chiodo speciale, dotandolo di protezioni rimovibili da applicare ai polsi e a i gomiti, di inserti rigidi in riflex e di cuciture doppie per prevenire il passaggio di aria e di acqua.

Come scegliere il giubbotto: il Piumino

Lo si può dedurre dal nome stesso, è un capo di abbigliamento invernale che presenta un’imbottitura in piume di oca, capace di offrire a chi lo indossa un ottimo isolamento termico senza diventare troppo pesante.

Nasce come indumento dedicato al mondo dello sport ma le sue caratteristiche di termo-isolamento lo hanno fatto diventare molto diffuso anche nel mondo della moda casual: i primi ad adottarlo come capo-simbolo della propria cultura furono, nei primi anni Ottanta, i paninari. L’unica controindicazione del piumino potrebbe essere quella del suo volume, tende infatti ad essere un indumento particolarmente “gonfio” e ingombrante.

Proprio per cercare di ovviare a questo inconveniente i piumini spesso presentano abbondanti cuciture trasversali, che servono proprio ad appiattire il tessuto. Vera e propria evoluzione del suo predecessore, l’anorak, il piumino oggi si trova facilmente in qualsiasi colore e in qualsiasi lunghezza, dai modelli che arrivano fino alla vita a quelli più lunghi, che arrivano quasi fino a terra.

Come scegliere il giubbotto: l’Eskimo

Deve le sue origini alle popolazioni che vivono al freddo, e in particolar modo agli esquimesi del circolo polare artico. Solitamente l’eskimo presenta un cappuccio con il bordo foderato di pelliccia e delle tasche molto ampie; oltre a questo è un giubbotto abbastanza semplice, dotati di un’ottima tenuta termica che viene maggiormente esaltata dalla maglia elastica presente nei polsini. Ce ne sono che arrivano fino a metà coscia e anche più lunghi, fino alle ginocchia. All’inizio della sua diffusione l’eskimo era un indumento che poteva essere reperito quasi esclusivamente nei negozi specializzati in articoli militari, ma il suo successo fu tale che nel giro di pochi anni fu possibile trovarlo in qualsiasi punto vendita di abbigliamento, così come anche sulle bancarelle del mercato.

Uno degli elementi che maggiormente contribuì al suo grande successo fu un prezzo decisamente accessibile: proprio per questo divenne il giubbotto simbolo della classe proletaria ai tempi delle turbolenze studentesche del Sessantotto. Questo legame fu talmente forte che anche negli anni successivi chi decideva di scegliere un giubbotto di questo tipo veniva subito identificato come un simpatizzante o un militante di sinistra, esattamente come avvenne negli anni successivi con un altro tipo di accessorio politicamente posizionato a sinistra: la kefiah palestinese, un grande foulard a scacchi bianchi e neri.

Come scegliere il giubbotto: il Barbour

E’ di origine inglese e che conobbe una grandissima diffusione negli anni Novanta. Veniva prodotto in due colori, il blu petrolio e il verde militare, e aveva la particolarità di essere completamente impermeabile grazie a un rivestimento in cera sulla parte esterna, che il proprietario poteva rinnovare a piacimento ogni volta che l’effetto impermeabile si esauriva con la speciale cera che poteva essere comprata insieme al giubbotto.

La sua impermeabilità si deve alle sue origini: nasce infatti come giubbotto per l’equitazione in una terra molto piovosa, e proprio per l’attività a cui è originariamente preposto, è dotato anche di una fila di bottoni sui fianchi, che permettono di aprirlo per assicurare la massima vestibilità anche quando seduto in sella a un cavallo. Il Barbour non è un giubbotto particolarmente caldo ma può diventare più termo-isolante con l’aggiunta di un apposito gilet in pelo sintetico che si applica all’interno del giubbotto tramite dei bottoni a pressione.



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